lentamente
Come tutte le notti, ho sognato.
Ho sognato uno tsunami. Un'onda anomala, gigantesca, che correva verso di me, verso casa mia, verso le persone che amo. Nel sogno cercavo di aiutare una mia amica a fuggire dalla sventura, ma non ci sono riuscita: lei, in realtà, non voleva essere salvata.
Nel momento esatto in cui l'ho vista risucchiata dall'onda, sono scappata.
Mi sono rifugiata nella casa che per me era la più sicura. Appena entrata l'ho vista: Layla, la mia fedele cagnolina. Era lì.
Il sogno era così reale che mi sono svegliata di colpo, col cuore in gola.
La paura che provavo nel sogno è la stessa che provo da sveglia.
Non posso salvare tutti. E allora, alla fine, scelgo di salvare me stessa.
Quella stessa paura mi salva, perché mi spinge a mettermi al riparo. Altrimenti sarei rimasta ferma a guardare, come stava facendo la mia amica.
La paura è il sentimento più forte.
Lo tsunami, invece, è la sua forma: la rappresentazione fisica di tutti i fottuti sentimenti che nella vita cercano di sovrastarmi. Ci provano. Ma non ci riescono.
Ho deciso di aprire questo blog per quelli che, come me, sono introspettivi teste di cazzo.
Non possiamo conoscere tutto del mondo esterno. Allora iniziamo da una cosa possibile: conoscere noi stessi.