Save me.
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WpMetadataNoticeLast published Sat, Aug 19, 2017
La sua risposta mi lascia attonito, non ci posso credere. «Davvero posso diventare un essere umano?» gli chiedo, stupefatto. «Certo che puoi, te l'ho appena detto. Per me non è assolutamente un problema. Ma ricorda, ragazzo audace, viverci in quel mondo è assai diverso che esserne semplicemente uno spettatore. È difficile non cedere alle tentazioni, assai, praticamente impossibile oserei dire. Gli uomini sono egoisti, la razza umana non è altro che un popolo che è capace solo di autodistruggersi. Non sanno amare nessuno al di fuori di sè stessi. Rischi di diventare come loro, di perdere di vista i tuoi obiettivi e di perdere anche lei. Per carità, non che li disprezzi ma.. È molto meglio stare quassù, figliuolo.» Mi inchino, poi sollevo la testa e lo guardo: «Non mi interessa, devo fare qualcosa per Beatrice. Lei sta esistendo, devo riportarla a vivere. Lei è la mia protetta e io faccio parte di lei, devo aiutarla e da qui non posso farlo. È il mio compito e voglio portarlo a termine». [....] Appoggio la mia aureola nelle sue mani e sento un brivido lungo la schiena. Vedo le mie ali cadere sulla soffice nuvola sotto i miei piedi, sento una strana melodia e vedo un portone oro aprirsi davanti a me. Faccio un passo verso di esso, emana una luce folgorante. Prima di andare, mi giro nuovamente verso di Lui. «Grazie di cuore». «Buona fortuna ragazzo».
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Un romanzo intenso e viscerale sulle relazioni tossiche, la malattia e tutto ciò che resta quando le parole finiscono. Tiro un pugno alla parete, la mia mano sanguina, però tutto ciò che riesco a pensare è che preferisco ferire me che lei, anche solo con le parole. Sento il suo sguardo preoccupato su di me prima delle sue parole. «Dev...» Non mi volto perché so che vedendo la rabbia nei miei occhi si spaventerebbe e farebbe un passo indietro e non sopporterei vederla allontanarsi ancora di più da me. «Tranquilla,» mormoro appoggiando la fronte al muro. «Pensa positivamente.» Vorrei evitarla, ma l'ironia mi sfugge dalle labbra. «Ho una mano dolorante quindi non potrò dare al tuo fidanzatino tutte le botte che si merita.». Scivola giù dal letto silenziosamente, avvicinandosi a me. «Dev...» sussurra. Non mi tocca e lo apprezzo, sa che ogni volta che la sua pelle viene a contatto con la mia non riesco a far altro che pensare a lei. «Smettila.» Non mi implora, non si mette a piagnuccolare o a fare l'isterica, anche se avrebbe tutte le ragioni di questo mondo. Continuo a fissare il muro, ma mi basta abbassare le palpebre per immaginare il suo viso impassibile, come sempre, con i suoi grandi occhi marroni che sprigionano tutta la sincerità di quella parola. «Ti prego.» Non aveva mai pregato nessuno, tanto meno un ragazzo. «Non affrontarlo Dev, per favore.» «Lo sai che non lo farei comunque,» ribatto con amarezza. Mi lascio scivolare, schiena contro il muro, fino al pavimento. «Vorrei farlo, e tanto, vorrei colpirlo fino a farlo diventare irriconoscibile però so il prezzo che dovrei pagare. E non posso sopportarlo.» Si siede davanti a me, poggiando le punte delle sue paperine bianche sulle mie scarpe. Sento il suo calore. «Grazie,» bisbiglia con un sorriso afflitto. «So di essere io il prezzo da pagare.» Scuoto la testa piano, la voce appena un sussurro. «Tu non sei il prezzo, Ise. Sei tutto il cazzo di bottino.»

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