Il regno di luce

Il regno di luce

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Fiction
Fantasy
Da uno dei capitoli: -Reyna... tu sei così. - -Ma non voglio essere così! Le persone così ci rimettono sempre. - -Non è vero! Le persone così sono quelle con più amici. Sono quelle che mettono il bene degli altri prima del proprio... -SI, ma nessuno lo fa per me. -Quella risposta mi lasciò basito. Era vero, nessuno pensava mai al bene di Reyna. Lei doveva sposarsi per il bene del popolo, doveva allenare gli uomini della base, doveva fronteggiare a tutto da sola. -Perché per una volta non posso essere io quella che ci guadagna? Perché nessuno si prende cura di me? - -Perché hai sempre dimostrato di non averne bisogno... le persone vedono che tu sei Reyna! La ragazza più forte di tutte, quella che non ha bisogno di niente e nessuno. Non hai mai permesso a nessuno di prendersi cura di te. - E in quel momento ne sentivo il bisogno. Sentivo il bisogno di prendermi cura di lei. Di curarla. DI accudirla. Di amarla. -Non ho mai trovato la persona adatta a prendersi cura di me - -Sarei felice di farlo, se solo tu me lo permettessi. - Le dissi sincero guardandola negli occhi, quegli occhi così azzurri, così belli. Quegli occhi che avrei voluto guardare per tutta la vita. -Marco. Quello che è successo prima... -Era completamente rossa, le presi la mano e le dissi: -Ho fatto quello che volevo fare. -
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🌟 SEQUEL DI RUINWEN: LADY OF FIRE 🌟 [...] «Un Nano... e una mortale» mormorò infine, più a se stesso che agli altri, le labbra che accennavano a un sorriso impercettibile. Poi, rivolgendosi di nuovo a Legolas, aggiunse con una nota di ironia «Il tuo gruppo è... insolito, figlio mio.» Gimli, incapace di trattenersi, intervenne con tono burbero «E noi siamo felici di essere qui, re Thranduil. La tua calorosa accoglienza scalda il cuore.» La battuta, carica di sarcasmo, rimbalzò contro le pareti silenziose della sala. Thranduil alzò un sopracciglio, ma non si scompose: dopotutto, aveva già avuto a che fare con la compagnia di Thorin Scudodiquercia, e conosceva i modi dei nani. Inoltre una questione ben più grave di un Nano impertinente gli rodeva dentro come un tarlo. Legolas, dal canto suo, non riuscì a trattenere una risata soffocata, che cercò invano di mascherare con un leggero tossicchiare. Appena si fu ripreso, disse «Padre, è passato un anno da quando sono partito. Ci sono molte cose di cui dobbiamo parlare.» Thranduil annuì impercettibilmente, ma il suo sguardo rimaneva fisso su Hilde, e un'ombra di preoccupazione velava il suo volto. «Sì, figlio mio. Inoltre desidero conoscere meglio coloro che porti con te.» Fece un cenno ai servitori. «Preparate le stanze per gli ospiti.» Ma Legolas fece un passo avanti, interrompendo in maniera decisa quel comando. «Non sarà necessario, padre. Hilde è mia moglie. Condividerà la mia stanza.» Un fremito percorse la sala. Thranduil alzò un sopracciglio, sorpreso. Per un attimo la maschera di indifferenza cedette, lasciando il posto ad una genuina incredulità «Moglie?» ripeté lentamente, stentando a credere a quella parola. «Una mortale?» Legolas,perfettamente padrone della situazione, rispose senza esitare: «Sì, padre. È mia moglie, e non sarò separato da lei.» [...]

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