la cella
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WpMetadataNoticeLast published Sun, May 28, 2017
Non parlavo con nessuno da diverso tempo, desideravo avere una conversazione anche di una semplice parola. A volte immaginavo di parlare con qualcuno, prendevo la sedia della scrivania, la trascinavo di fronte al letto, mi sedevo sulle coperte e fingevo di avere una discussione su qualsiasi argomento con un estraneo. Non ero pazza, ma pensate di stare rinchiusi per anni in un luogo e non poter parlare, non avreste paura di scordarvi le parole o di perdere la voce o di dimenticarvi il vostro nome? Queste erano proprio le mie peggiori paure e quindi non mi rimaneva altro che parlare con il vuoto.
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Quando questa storia, vera, mi è stata raccontata non era così divertente. Non è mai divertente la fine di una storia di amore, tra l'altro lunga come questa. C'erano pianti e rabbia e delusione. C'era tanto dolore. Da ciò è nato il desiderio di trasformare tutto ciò. Ho chiesto alla mia amica di riflettere su ciò che le stava succedendo e di scrivermelo a grandi linee, inviandomelo la sera via WhatsApp. In pratica un diario terapeutico (la diarioterapia è spesso consigliata dagli psicologi, quelli seri, poiché sostengono che formulare a parole quello che ci fa paura o che ci preoccupa è il primo passo per liberarcene). Io però poi lo rielaboravo, cercando di metterci il meno possibile del mio ma indossando, grazie al mio distacco, le lenti dell'ironia e del sarcasmo. Poi glielo rinviavo il giorno dopo. Dopo qualche giorno era così divertita e presa dalla scrittura della nostra storia a quattro mani che lei stessa mi raccontava ormai ciò che le succedeva come fosse una barzelletta. Perché, se non ti resta che piangere, diceva qualcuno, forse è meglio prenderla a ridere.

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