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WpMetadataNoticeLast published Sat, Jun 3, 2017
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Michael Hemmings Decise che da quel momento in poi avrbbe smesso. Tutto quanto. Avrebbe smesso di affezionarsi al punto di credere di non poterci vivere senza, di tenere tanto a qualcuno e fare di tutto per quella persona. Avrebbe smesso di farsi troppi problemi, cercare una via di mezzo per non far stare male nessuno, avrebbe smesso tutto quanto, persino di abituarsi a certi abbracci e certi sguardi. Decise di rinchiudersi in se stesso. E chissene fregava se poteva essere sbagliato. Spendeva le serate a distruggersi di alcool e fumo...e perché no anche di droga ma non gli importava ormai era diventata un'abitudine per lui, una dipendenza. La dolcezza l'aveva abbandonato sostituendola con la rabbia e l'adrenalina. Ogni volta che la droga faceva parte di lui era finita. Stava bene e viveva anche se non veramente. Ma meglio drogarsi di marijuana che drogarsi di qualcuno. Kaily Cooper Cominciò a chiedersi il perché era così sbagliata. Non si sentiva bene lì in mezzo agli altri, credva nell'amore ma no nell'amicizia. Il suo cuore aveva già delle crepe e dopo l'ultima e andato in mille pezzettini che sono volati via insieme alla sua vita. Decise di cambiare tutto. Non voleva più ridere perché se magari lo faceva troppo forte le persone la prendevano per pazza.Decise di chiudersi in se stessa. Passava le serate a distruggersi di pianti e urla...e perché no anche nel farsi del dolore fisico,era diventata un'abitudine per lei, quasi una dipendenza. Il dolore si era impossessato di lei. Ogni volta che la pelle bianca andava a contatto con la punta fredda e appuntita era finita. Stava bene e viveva anche se non veramente. Ma meglio distruggere se stessi che chiunque altro.
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Perché i mostri passano sempre per i cattivi della storia? Forse per la loro strana ossessione di uccidere chiunque trovassero sul loro cammino. Ma nessuno ha mai cercato di capirne il vero motivo, troppo spaventati dal loro terribile aspetto. Harry, con i suoi grandi occhi verdi contornati da pesanti occhiaie, la carnagione pallida e la statura più alta del normale, era considerato uno di quelli. In casa, a scuola, per strada. Chiunque nutriva paura di lui, lo sapeva benissimo. Ogni giorno nelle sue giornate, la stessa giostra. La monotonia aveva preso il sopravvento dei minuti, delle ore, dei secondi, e non poteva far nulla per cambiarla. Anzi, non voleva. Rinchiuso nel suo piccolo e sicuro guscio, nessuno avrebbe potuto portare una singola onda in quel mare così calmo. Harry affrontava tutto con una calma quasi spaventosa. Quando ogni giorno varcava i cancelli della scuola e udiva i mormorii dei compagni alle sue spalle, o tornava a casa beccandosi le inutili ramanzine dei suoi genitori che ogni giorno gli ricordavano quanto fosse cambiata la loro vita da quando Harry venne al mondo, peggiorandola. O ancora, quando ogni venerdì sera si recava in un piccolo pub sotto casa per preparare da bere a dei vecchi ubriaconi. Per lo meno questo gli permetteva di racimolare soldi a sufficienza da poter spendere per le sue cose. La sua cosa più preziosa, l'unica in grado di portare un po' di colore nel suo mondo bianco e nero. Lui stava bene in questo modo, ne era certo. C'era solo una sola regola che doveva rispettare: nessuno, ma proprio nessuno, doveva venirne a conoscenza. E non perché fosse spaventato delle conseguenze. Non voleva semplicemente condividerlo, se non con sé stesso. Quello sarebbe stato per sempre il suo momento. Se c'era una cosa che Harry odiava più della sua famiglia e dell'edificio in cui veniva richiuso tutti i giorni - e degli ubriaconi - era l'insistenza. E se l'insistenza si chiamava Louis Tomlinson, beh, allora il destino voleva che lo

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