If Only We Had a Vespa

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WpMetadataNoticeLast published Tue, Aug 21, 2018
Rimini, 1984. L'estate di due amiche quindicenni, le pubblicità cantante, le spalline larghe, i capelli cotonati, i colori sgargianti, le canzoni di Madonna, la spaccata di Heather Parisi, Jackson che compone We Are The World. In questo magico contesto si ambienta la storia di Andrea ed Elsa, ma non solo. Ci sono anche Giulia, Dante, Sofia, Pietro, Virginia, Daniele e un gruppo di turiste svedesi. Ognuno con la loro storia, ognuno con i loro sentimenti. Come può un amore estivo, felice e folle, cambiare così tante vite per sempre? Un amore ostacolato dalla distanza, da terzi, dalle differenze ma che alla fine si risolve con solite fughe d'amore su una motoguzzi ... se solo avessero avuto una vespa. Dal 3º capitolo: "«Ah, quindi anch'io ho una fama. Però essere già considerato un cattivo ragazzo senza averti neanche mai parlato, direi che supera ogni record» scherzò Andrea. «Sì, non so perché non te lo abbiano mai detto, ma hai davvero l'aria da galeotto» ironizzò Elsa, riferendosi ai lineamenti delicati del ragazzo, quelli che tanto l'avevano incantata. Mimò il gesto del silenzio posando il dito indice sul labbro, «Però, ora che mi hai scoperto, non lo dire a nessuno. Ci tengo a tenermi stretto il lavoro». Elsa rise. Era contenta. Contenta di essersi sbagliata sul conto di Andrea Aldobrandini. "
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«Julia?» «Mhm?» «Ricordi quando ti ho raccontato di quel ragazzo inglese che venne a studiare qui per un semestre e con cui sono stata per un periodo?» «Quello che credevi fosse la tua anima gemella e che invece ti ha mollata perché ha messo incinta un'altra?» «Tecnicamente, ci siamo lasciati di comune accordo.» «Me lo ricordo. È successo quando, sei anni fa?» «Otto, per la precisione.» «E perché te ne ricordi ora?» «Perché sono abbastanza certa che sia appena entrato in negozio.» Quando Harry aveva deciso di andare a studiare per un semestre a New York, non aveva di certo immaginato di ritrovarsi, otto anni dopo, a vivere stabilmente nella città che non dorme mai, con un cane che combina più disastri di quanto la sua taglia minuta lasci immaginare, due lavori di cui uno che detesta in modo sviscerato e, soprattutto, una figlia nata da una notte brava risalente ad otto anni prima e che si è ritrovato a crescere praticamente da solo. Con un doppio cognome come Morgan Richardson, non si può di certo dire che Riley sia cresciuta lontana dai riflettori: come se l'avere come padre una delle persone più influenti nell'industria musicale non fosse già abbastanza, infatti, lo status di sua madre di regina indiscussa degli anni '80 era ancora scolpito nella pietra come se non si fosse ritirata dai palcoscenici ormai da tempo. E se suo fratello e sua sorella hanno, in qualche modo, seguito le orme dei loro genitori per inseguire il successo, questo a Riley non è mai interessato: tutto ciò che vuole è scrivere canzoni con il suo ristretto gruppo di amici dei tempi in cui ancora frequentava l'NYU, gestire il negozio di vinili che suo nonno le ha lasciato in eredità e, possibilmente, essere lasciata in pace da ogni individuo di sesso maschile fino alla fine dei tempi. Una storia di campeggi, colazioni rovesciate, giravolte al chiaro di luna e musica, che in qualche modo riesce sempre ad arrivare dove tutto il resto si ferma.

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