Apøstasia

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WpMetadataNoticeLast published Mon, Aug 14, 2017
a·po·sta·ṣì·a = Il ripudio totale del proprio credo. «Non credi faccia già male?» «Che cosa?» «...» «Che cosa intendi?» Un attimo di silenzio riempì l'atmosfera, il suo riflesso dipinto contro lo specchio. Si voltò quel poco che bastava per far vedere il profilo del viso dai tratti delicati. «Vuoi spiegarmi?» «Il non...potersi toccare.» † † † † † † «Smettila di fingere, ormai non serve più a niente.» «...io-» «Tu, cosa? Smettila di impicciarti, smettila di aggiustare ogni mio errore, smettila di volermi aiutare...io non voglio questo, e mai ho pregato di averlo.» Le sue parole arrivarono come una pugnalata al cuore, che per troppo tempo aveva tentato di non cedere. Negli anni le crepe si erano stanziate sempre di più, minacciando di farlo crollare. «No, io ti voglio bene..» stava mentendo, ma era il minimo che potesse fare per non far esplodere il proprio organo vitale che aveva iniziato a battere troppo veloce «sai benissimo che non voglio che ti succeda qualcosa...siamo migliori amici?...no?»
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DabixOC ☽ Sbarrai gli occhi e distolsi subito lo sguardo. Il fatto che il mio corpo avesse iniziato a provare dei desideri nei suoi confronti mi allarmò di brutto. Il suo calore, il suo desiderio, la sua presa. Il mio volto era talmente caldo che temetti potessero fumarmi le orecchie, mentre lo sfarfallio allo stomaco precipitò al basso ventre. Come se i miei conflitti interiori non fossero abbastanza, un'altra molesta pressione mi si incollò addosso. Mi sentivo osservata. Deglutii a vuoto e alzai cautamente lo sguardo. Non farmici pensare... I miei occhi celesti e colmi di vergogna incrociarono quelli taglienti e altrettanto chiari di Dabi, intento a osservarmi da sopra la mia testa con un ghigno sghembo. Non guardarmi... Il cuore mi balzò in gola e fu come se mi fossi dimenticata di respirare. Smettila... La sua occhiata languida fu in grado di scrutarmi oltre le pupille, oltre il mio muro di silenzio, arrivando molto, molto più a fondo... Non dirmelo. E il fatto che il suo sorrisetto si estese, colorato dalla luce bluastra della televisione, mi raggelò il sangue nelle vene. "Cosa stai guardando?"

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