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Paranormal High School-Scuola per ragazzi Speciali

Paranormal High School-Scuola per ragazzi Speciali

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WpMetadataNoticeLast published Fri, Oct 20, 2017
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Fiction
Fantasy
3 dicembre 2009 Avevo appena compiuto nove anni e come regalo, i miei genitori mi avevano costruito la camera nel sottotetto che mi piaceva tanto. Le pareti verdi e la libreria bianca mi piacevano tanto, così come la "finestra panciuta" che dava sul giardino e lo specchio largo e lungo, attaccato alla parete. Lo adoravo, quella cornice di ferro battuto che si scomponeva in tanti ricciolini. Così grazioso. O almeno, lo pensavo fino alla prima sera. Fino a quando non vidi quegli esseri orribili riflessi nel mio specchio. 4 dicembre 2017 "No mamma! Non ci andrò!" "Si invece. È l'unico modo per tenere al sicuro quelli come te..." mamma si tappò la bocca, come se avesse detto qualcosa che non poteva dire. Feci un passo avanti. "In che senso 'quelli come me'?" Chiesi, un tono misto tra curiosità e ira. Osservai le sue narici dilatarsi, come fanno sempre quando inizia a innervosirsi. Poi prese un respiro profondo. "Hai presente... le creature di cui ci hai parlato?" Scossi la testa, bianco nella mia mente. "Quelli nello specchio." All'improvviso capisco e faccio cenno di proseguire. "Ti ricordo che ti avevam... ti avevo detto che erano sogni?" Annuisco di nuovo, non capendo dove vuole andare a parare. "Quelli... non erano sogni."
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La matita scorreva sul foglio e assumeva pian piano una forma sotto i miei occhi. Bianco e nero. Non pensavo quando disegnavo, non lo facevo mai, e mi ricordava lui, in modo indissolubile. Mi allontanava da tutto il peggio che c'era, quanto di piú sbagliato esistesse tra di noi. Da quando lo conoscevo avevo ormai dimenticato cosa volesse dire disegnare qualcosa che non fosse stato lui. Avevo impresso nella mente il verde dei suoi occhi e l'avevo lasciato ovunque. Sui fogli, sui muri, sui marciapiedi. Ovunque. La matita scorreva e mi portava in un mondo che potevo decidere io, e in quel mondo, il mio, c'eravamo io e lui a toglierci il grigio da dosso e a colorare i resti della nostra vita. Diversi, é così che ci giudicavano, diversi ma fottutamente uguali. E io lo odiavo, e poi lo amavo, cosí interrottamente e incondizionatamente che avevo perfino paura di me stessa. Lui mi buttava giú, mi trascinava in fondo al mare, negli abissi, ma poi mi salvava ed era la mia ancora di salvezza.

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