Nelle mani del destino.

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WpMetadataNoticeLast published Mon, Jul 13, 2020
Ludovica non ne può più, la sua vita è diventata all'improvviso un casino e di certo, un po' di monotonia non le farebbe male. Rimpiange i tempi in cui tutto era un'abitudine, quando ancora la sua amica Eleonora era una persona normale e non le sarebbe mai venuto in mente di pregarla a partecipare ad un'estenuante gita per i boschi, con l'intento di farsi leggere i tarocchi da una bizzarra fattucchiera. Il caso o il destino, lei non lo sa chi è stato il colpevole, nella sua ignoranza preferisce chiamarla 'sfiga', la porta a incontrare Matteo, tassista scapestrato di notte e consulente di giorno, e Corinne, una fattucchiera da strapazzo fuori dal normale. Per non parlare di quel mentecatto del suo mentore, l'Avv. Pietricola, che la sfrutta dalla mattina alla sera, scambiandola per un asino da soma. Uno strano incidente la condurrà alla sua prossima felicità o, per meglio dire, inferno. Si lascerà andare a tutto questo? Dal I capitolo: Quella specie di casa era decadente dall'inizio alla fine, ma dovevo complimentarmi con questa fattucchiera, l'ambiente faceva effetto. Varcata la soglia, non sapevo neanche io cosa pensare. Una stanza tetra e spoglia si apriva alla mia visuale, con erbe essiccate e pezzi di alberi esposti in bella mostra e il pavimento ricoperto da stuoie di paglia. Su alcuni scaffali erano appoggiati dei barattoli contenenti strane polveri colorate, lì vicino c'erano degli incensieri di rame, legati a catene, un po' impolverati. Le candele accese lasciavano lavorare la nostra fantasia, lasciando semi oscurato il volto della donna anziana, vestita solo di una semplice tunica di lino. Aveva una fronte ampia e un viso solcato dalle rughe, che le davano un non so che di vissuto, mentre occhi neri e guizzanti ci scrutavano come se volessero paralizzarci con quello sguardo magnetico. Invece, la scena che ci si presentò davanti agli occhi non era proprio come me l'ero sempre raffigurata. [La storia è presente anche su EFP]
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Mi piace molto osservare la persone che non conosco, lo faccio da sempre, cerco di capirle, scruto i loro atteggiamenti, i movimenti, se riesco ascolto cosa si dicono e poi immagino le loro vite. Mi piace cercare di capire cosa vorrebbero dalla loro esistenza, dove vorrebbero essere, se davvero amano la persona con cui si tengono per mano, se sono felici come sembrano o cercano solo di sopravvivere, se la tristezza che traspare è momentanea oppure è parte di un malessere vero. Probabilmente talvolta mi avvicino al loro vissuto e molte altre, molte di più, nemmeno sfioro chi sono e cosa fanno. Per niente curiosa della vita dei conoscenti e degli amici nella realtà quotidiana e avida di sapere se incrocio degli estranei. È sempre stato così. Dall'estate scorsa mio marito gestisce una locanda e io sto lì con lui. In questo luogo magico dove quiete e silenzio regnano incontrastati, dove i colori del tramonto ti travolgono ogni sera in un delirio di esclamazioni da bambini e l'attesa dell'alba ti costringe a svegliarti al primo chiarore, in questo luogo che credo di poter chiamare casa ho modo di immaginare le vite degli altri e anche di sentirle direttamente raccontare.

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