Le OS di Flia - Just a hint

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WpMetadataNoticeLast published Tue, Oct 24, 2017
Sei entrato in una stanza molto buia. Il paesaggio notturno si intravede attraverso le sottili tende azzurre e l'unica fonte luminosa è un computer che illumina con una luce bluastra la piccola stanza. Quest'ultima è piena di libri e di collane dalle forme stranissime. Aleggia un buonissimo odore di cioccolato, proveniente probabilmente dalla barretta mezza mangiata che è abbandonata su un comodino. Ad un tratto senti qualcuno russare: in un angolo della stanza c'è una ragazza che sta dormendo con il viso appoggiato sulla tastiera del computer. I capelli corti e spettinati sono rosso scuro e ricadono sul viso della giovane, che ha ancora i piccoli occhiali sul naso. Sullo schermo del computer sono aperte tantissime finestre. In ognuna è raccontata una storia, scritta da una certa "Flia". Sarà la ragazza addormentata?
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Pur

La donna che amo... Ti chiedo di aver cura di lei. L'hai veduta oggi? Hai ascoltato il tepore della sua stanza ancora chiusa al mattino? Silenziosa magnolia mescolata a sfuggente marsiglia... Metallico acciaio intessuto di lino? E l'hai scorta, alla sera, mentre, assorta, osserva le ortensie fiorite al di là delle finestre della grande sala? E dunque alla fine è come se l'avessi portata con me in fondo, ogni giorno. Mentre cammino, mi sovviene d'osservare il cielo, da lontano si odono le strida dei gabbiani, lo sciacquio del mare e tornando con lo sguardo avanti a me, è come se lei fosse lì, soltanto che io sono mezzo passo dietro a lei... Mezzo passo dietro a lei... Scavare un pertugio temporale, complice la cronologia abbastanza stringente della storia originale, un tassello differente, più o meno plausibile, nella visione conosciuta e limpida, rimasta tale anche quando la mente ed i gesti dei protagonisti si sono avventurati per meandri oscuri. Una storia altra e forse scomoda, nulla di rassicurante, perché una storia rassicurante non serve a molto, solo a girare attorno al "non voler sapere", al "non voler sperimentare". "Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure", diceva la lettera. Seguiva poi un bellissimo racconto di avventure immaginarie, di viaggi e di fantasia. Elsi leggendo quelle parole suggestive che la rimandavano a luoghi lontani, si sentì immediatamente consolata. Alla fine lo scrittore le regalò una nuova bambola, chiaramente diversa da quella perduta. Ma il suo aspetto diverso venne giustificato da un biglietto: "I miei viaggi mi hanno cambiata". Qualche anno dopo, la bambina trovò un biglietto proprio dentro la sua bambola che diceva: "Ogni cosa che tu ami è molto probabile che tu la perderai, però alla fine l'amore muterà in una forma diversa". Da "Kafka e la bambola viaggiatrice" di Jordi Sierra i Fabra

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