Proiezione

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What if? | NaruSasu «Dovresti aprire gli occhi e smetterla di rifugiarti in un'illusione che non fa altro che peggiorare le cose». Sasuke iniziò ad averne seriamente abbastanza perché il comportamento di Naruto stava raggiungendo picchi assurdi e le sue parole sembravano altrettanto sconnesse e campate per aria. Davvero, il moro non capiva dove l'altro volesse andare a parare e di cosa diamine stesse parlando; non riusciva a trovare un filo logico al suo discorso. Naruto non gli era mai parso così maledettamente strano. «Faccio fatica a seguirti e non capisco davvero a cosa tu ti stia riferendo» ribatté stizzito «Ma d'altronde sei tu, quindi cosa dovrei aspettarmi?! Invece di fare tanto il misterioso perché non spieghi le cose come stanno?» domandò irritato. «Non mi crederesti. E poi non spetta a me, Sas'ke. Devi capirlo da solo, soltanto così potrai davvero metterti l'anima in pace. Smettila di farti solo del male».
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#234
angst
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Sanremo, febbraio. Per qualcuno era solo un festival. Per altri era l'occasione della vita. Sayf - Adam all'anagrafe - abbassò lo sguardo sul pass plastificato che gli batteva contro il petto. Il suo nome stampato in nero sembrava quasi appartenere a un altro. Italo-tunisino, emergente, sconosciuto al grande pubblico. Doppi dread lunghi fino alle spalle, quasi sempre raccolti in una coda. Un baffetto sottile che gli dava un'aria troppo giovane per il peso che sentiva addosso. Non era lì per fare presenza. Era lì per essere notato. Sara fissava il proprio riflesso nello specchio dell'hotel mentre cercava di domare una ciocca ribelle. Ventitré anni. Da un paesino della Campania a Roma, da una stanza condivisa all'appartamento in affitto pagato con turni impossibili e sogni troppo grandi per essere detti ad alta voce. Da un anno, lei e Riccardo erano stati affiancati alla conduzione radiofonica di RDS: il giusto mix di energia e fame, avevano detto. Il giusto mix per parlare a una generazione che voleva sentirsi rappresentata. Sanremo era la vetrina più importante. Dirette, interviste, artisti, ascolti. Nessun margine d'errore. Si passò le dita tra i capelli scuri, raccolti in una coda alta. Il telefono vibrò sul comodino. Luca: "Spacca tutto." Sorrise. Lui era stabilità da ormai 2 anni, normalità, equilibrio. Studente di ingegneria, fisico atletico, presenza rassicurante in un mondo che correva troppo veloce.

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