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Una vacanza da urlo (prima parte)

Una vacanza da urlo (prima parte)

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WpMetadataNoticeLast published Mon, Jan 29, 2018
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Fiction
Science Fiction
Ok, qui urge ideare un piano e al più presto! Simona continua risoluta la sua marcia verso il banco dell'autonoleggio (e io la guardo atterrita, anche se dentro di me sento nascere un "Tanta stima, sorella!") mentre la signorina continua a sorriderle. A un certo punto avviene qualcosa che non mi aspetto: Simona si ferma di colpo, estrae con disinvoltura il cellulare dalla sua borsa dalle dimensioni epiche e se lo porta all'orecchio destro, scansando con un gesto sapiente quell'impalcatura autoportante di color giallo-biondo che lei si ostina a chiamare capelli. Dice: "Pronto"... ma il cellulare non ha squillato! Suppongo che finga che fosse in modalità silenziosa, quindi comincia a intavolare una fitta e fittizia conversazione fatta di 'Oh no!', 'Sei sicuro?' e di 'Secondo te quanto tempo le rimane?', accompagnati da smorfie di dolore e preoccupazione, con un contorno di sospiri angosciati. Finalmente allontana il telefono dall'orecchio e lo ripone nella borsa-caverna. Mentre copre i due metri che la dividono dalla signorina-tutta-denti, noto che i suoi occhi sono coperti da un velo (il Tavor mi fa partire un ghigno del tipo "che paracula!" e mi affretto a girarmi dall'altra parte, nella speranza che Durbans non mi abbia cuccata). Mentadent Lady: "Buongiorno" Simona (con voce bassa e un po' tremolante): "Ho prenotato una Fiat Panda per oggi alle ore 11. Se possibile, vorrei averla subito. Mi ha appena chiamato mio cugino dicendo che mia nonna ha le ore contate. Pensavo di avere più tempo e invece..." La signorina annuisce, trasformando il suo sorriso fisso in un sorriso di comprensione, mentre Simona le fornisce il cognome e le porge la patente con una disinvoltura mai vista. Io mi ghiaccio e trattengo il respiro.
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copertina: @xEdenB - “ Se lo credi, scommettiamo. Ti piace giocare? “ – sul mio volto si stampò un enorme punto interrogativo che lo indusse a sorridere ancora. M’imbestialiva il fatto che lui fosse così calmo, così pacato e non si scomponesse mai, qualità che mi avrebbe fatto perdere qualsiasi scommessa già in partenza.- “ Si? “ –- “ Allora facciamo un gioco: parliamo al telefono, usciamo insieme, ridiamo e scherziamo..” – si fermò proprio sul più bello, lo guardai ancora perplessa per poi chiedergli:- “ E poi? “ – lui sorrise quasi con dolcezza, una dolcezza differente dalle altre. Posò una mano sopra una delle mie guancie e rispose, quasi fosse la risposta più logica al mondo:- “ E poi niente, il primo che s’innamora perde. “ – sbarrai gli occhi, fissandolo. Era serio. ** - “ Prepara i venti euro. “ – il moro batté una mano sul petto di Gabriele che lo osservava, convinto che il piano del suo amico sarebbe andato a puttane. - “ Tu prepara a rimanerci scottato. “ – 

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