Buenos Aires 17.07.2005
Cara famiglia,
ho appena letto la vostra lettera ed il mio cuore si è fermato. Il giorno è diventato notte. La vita fuori ha continuato il suo corso e la mia è rimasta seduta sulla poltrona. Non può essere vero. Non ad Anna. Cerco, invano, di leggere da più di ventiquattro ore le poche righe che mi avete scritto, speranzosa di trovar uno spiraglio di luce. Speranzosa, che dietro l'orrore di quelle crude e dolorose parole ci sia la gioia, ci sia la felicità e la serenità di quando, da piccole, facevamo i castelli di sabbia in riva al mare. Leggo e continuo a rimanere immobile e a non smettere di piangere. Il mio cuore ha sempre vissuto da trapezista e da trapezista ora vi sta scrivendo: "Sono con voi. Sono con te Anna, come quando eravamo ragazze dividendo gioie e dolori. Sono con te, come lo sono sempre stata. Nella vita, succedono cose per le quali non si hanno spiegazioni; succedono cose che ti spiazzano, ti lasciano annegar in fondo all'oceano e ti impediscono di notare la riva di salvezza. Il male che ti ha colpita, sembrerebbe un viaggio senza ritorno ma non è così. La vita è vita fino a quando hai l'ultimo soffio fra le labbra e tu di soffi ne hai tanti ed infiniti altri. Non ti arrendere, non mollare mai la presa. Sei forte e su questo ci puoi scommettere. Sei sempre stat tu la più forte, sei sempre stata tu, quella che in una caduta è sempre rimasta in piedi! La vita ti sta mettendo alla prova, la più dura, ma non per questo ne uscirai sconfitta. Stringi i denti ed afferra la mia mano, oltre l'oceano, e vedrai che con la mia mano nella tua riusciremo a venirne fuori anche stavolta!"
Catia
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