Quando, in un'afosa notte d'estate, si risveglia, infreddolita, sulla riva del mare, Sophie McHale non ha alcun ricordo di cosa sia accaduto.
Sa soltanto di avere freddo.
Molto freddo.
E anche tanta paura.
Per dirla tutta, non è neppure corretto affermare che si risvegli.
Non nel senso fisico del termine, almeno.
Chi l'ha ridotta così?
E perché nessuno sembra più accorgersi della sua presenza?
"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo".
(Marcel Proust)
(Colonna sonora: We move lightly - Dustin O'Halloran)
«C'è da stupirsi se l'unica certezza che ho è quel vuoto? Se tutto fa male, anche ciò che non riesco a ricordare?»
«C'è da stupirsi che tu voglia vivere senza ricordare.»
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Mentre la mente tenta di precipitare, Destiny si aggrappa con tutte le forze a quel poco
che sembrava finalmente abbastanza.
Dopo un anno lontano da casa, dopo una nuova vita costruita tra le luci di Parigi, è costretta a tornare nella sua città natale, Gold Coast.
Ma qualcosa inizia a rompersi, proprio quando aveva imparato a vivere senza ricordare.
Ciò che riemerge non è solo passato... ma qualcosa che potrebbe cambiare tutto.
Perché a volte, ciò che dimentichiamo è esattamente ciò da cui stavamo scappando.
Ma in fondo, chi sceglierebbe il buio, se non chi ha imparato a viverci dentro?