La luce delle finestre si riversò lungo il pavimento del corridoio. In pochi minuti, la casa si riempì di quella fioca e fredda luce del mattino, mentre le tende, immobili, fingevano che nulla fosse accaduto. Le urla cessarono in un breve lasso di tempo, e per un attimo fu quiete.
Sentivo il battito del mio cuore rallentare, le vene pulsare sempre più piano sotto le catene e i polsini di cuoio. Un ultimo urlo, lacerante, colmo di dolore e angoscia, irruppe in quel fragile momento di sereno nulla. Fu come se i miei polmoni si strappassero, come se i miei muscoli si tendessero al massimo per un'ultima volta. Strattonai le catene con forza: il rumore metallico rimbalzò sulle pareti, e con affanno mi lasciai cadere sul pavimento di legno. I tasselli alle pareti e al suolo, a cui le catene erano ancorate, ormai cedevano - ne percepivo l'instabilità. Con le mani cercai il catenaccio del collare di cuoio che mi stringeva piano la gola, quasi a volermi assicurare che non fosse solo frutto della mia mente.
Dei passi si avvicinarono. Passi decisi, che conoscevo bene. Sentii tintinnare le chiavi tra le sue mani ferme, mentre chiudeva la porta. Eppure, riuscii comunque a percepire lo sguardo curioso e inquieto dei bambini su di me.
«Blake,» disse con voce dolce, in netto contrasto con il suo modo autoritario di muoversi, «posso toglierti le catene?»
~E se il cattivo della storia in realtà fosse buono?
E se l'eroe paladino della giustizia fosse buono solo in parte?
E se queste due anime confuse dai loro sentimenti ed emozioni,dai loro incubi e i loro scheletri nell'armadio, si incontrassero?
Come andrebbe a finire?~
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«Ci rincontriamo finalmente mon loup»
Il ragazzo misterioso avvolto da un'aurea oscura,si fece lentamente avanti.
La pelle pallida splendeva meravigliosamente sotto la luce lunare, gli occhi ambrati circondati da una maschera nera, i canini bianchi come le stelle spiccavano il quel sorriso, malvagio ma allo stesso tempo sincero.
Come se una parte di lui,fosse contento di vedere quel dannato protettore della notte,che ogni volta, distruggeva i suoi piani.
«É un piacere anche per me renard noir»
L'uomo tenuto nascosto da una maschera e un mantello nero fece un piccolo sorriso che per fortuna la volpe non notò.
Restarono a fissarsi per ore sotto le stelle di Parigi e se non fosse per qualcuno che borbottava a tarda notte, i due avrebbero ascoltato i loro battiti.
Erano come lo Yin e lo Yang.
Il male e il bene, la luce e il buio, il nero e il bianco che se uniti formavano una piccola sfumatura di grigio, perfetta per le loro menti incasinate.