Rugiada.

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WpMetadataNoticeLast published Wed, Apr 11, 2018
Lei teneva gli occhi chiusi. Quasi temesse la visione del suo viso. Ma quando siamo impauriti, abbiamo la tendenza a sbarrarli, gli occhi. Lei lo fece e lo ammirò. Sembrava così sicuro di sè. Lei non lo era, ci provava. Si, ci provava in tutti i modi. Cercava di sfidarlo. Forse per assumere le sembianze di una persona forte, o per assomigliarle almeno un po'. Ogni volta che lui le dedicava un sorriso, era lì. Era lì che dalla ragazza non emergeva forza. Nemmeno fragilità. Follia. Agitazione. Intensità. Lei sembrava così assorta. Il mondo non esisteva più. Spariva tutto. Gli odori, i rumori. Erano nel loro mondo, insieme. Sopravvivevano agli altri e vivevano l'uno per l'altra. È arrivata come la gioia più ricercata e la più cattiva maledizione. Era primavera. Il tempo era sempre mite, come assente. C'erano come fiori, nell'aria. Quel giorno la città festeggiava ed erano tutti in strada. La musica era tanto alta da non sentire le migliaia di voci parlare all'unisono. Sorridevano tutti. Ebbero quella che molti definirebbero "scintilla". Ma la loro andava oltre a un piccolo dettaglio di luce. Loro erano stati travolti da mille colori, come il cielo di ferragosto a mezzanotte. Ma pensandoci bene, travolti non è la parola adatta. Loro erano stati presi e inghiottiti mille volte dal cielo. I colori erano solo una piacevole conseguenza. Mentre camminavano, sentivano di toccarsi. Ma non era così. Camminavano e basta. I loro sensi erano come accecati, s'illudevano. S'illudevano ma non soffrivano. Al contrario, il desiderio era talmente alto da non capire la differenza fra la verità e la menzogna. Loro erano di più di quello che ci aspetta dalla vita. Erano di più, e poi non si sono più visti.
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rugiada
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C'è chi combatte per vincere. C'è chi combatte per vivere. E poi ci sono io. Death Silent. Che combatto per giustizia. Jackson Thomson potrebbe essere un normale ragazzo di ventitré anni. Già...potrebbe. Ma lui vuole flagellarsi. Vuole crocifiggersi di colpe che non ha. Vuole restare nel suo dolore, che conserva come uno scrigno segreto. Con i sè, i ma, i forse. Sono quelli che fottono. Più di quegli occhi rubati al cielo mentre avveniva una tempesta e poi rischiarava il secondo dopo. Chi ti ha chiesto di salvarmi? Chi ti ha permesso di lanciarmi la fune e tirarmi su, da quel fondale, dove volevo dannatamente rimanere? Chi ti ha concesso di guardarmi e non solo vedermi? Chi, Sky? Chi? Perché io non ho bisogno di nessuno. <<Sarò mai il tuo cielo?>> <<No. Tu sei di più. Sei la mia dannazione, e ora lasciami essere dannato>> <<Niente baci>> Sussurra suadente, ripetendo le regole, donandomi il suo respiro esattamente sul mio labbro inferiore. <<Niente parole>> Soffio intrigante sul suo lobo, lambendolo con la lingua e sentire un suo ansimo volteggiare nell'aria. <<Solo piacere carnale>> Ansima dolcemente, spingendosi verso di me. La testa reclinata all'indietro, e la schiena incurvata, mentre si sorregge con i palmi delle mani sul tavolo, e le braccia flesse dietro. Le labbra spalancate, e lo sa. Sa che ora è il momento di spegnere le provocazioni, e fare sul serio. Perché ho bisogno di cancellare. Devo evadere. Il dolore mi fotte il cervello, io fotto lei. E non mi rendo conto, che ad ogni affondo dentro di lei, lei affonda dentro di me, raggiungendo l'organo intoccabile. E questo mi spaventa, ma mi attrae. Perché sono dannato. Perché io fotto, distruggo e semino morte subito dopo. Sono silenzioso. Arrivo di soppiatto e ti stravolgo. Perché il silenzio vale più di mille parole, e perché è l'unico che comprende il mio dolore.

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