FERNWEH
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WpMetadataNoticeLast published Sun, Mar 22, 2020
fernweh (tedesco): nostalgia di posti lontani, voglia di viaggiare. yakamoz (turco): il riflesso della luna sull'acqua. ming-gat (indonesiano): andarsene per sempre senza dire addio. gezelligheid (olandese): il calore provato stando con le persone a cui si vuole bene. cwtch (gallese): non un semplice abbraccio, ma un abbraccio affettuoso e molto di più, l'abbraccio che diventa un luogo sicuro, quel luogo in cui ci sentiamo veramente a casa, tra le braccia della persona amata. nonplussed (inglese): quando provi qualcosa di talmente forte e contrastante che non sei in grado di descriverlo a parole. gjensynsglede (norvegese): la felicità di incontrare qualcuno che non vedevi da molto tempo. ikigai (giapponese): quella cosa che ti piace fare e a cui tieni così tanto che ti fa alzare dal letto la mattina, qualcosa per cui vivere, una ragione per esistere.
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#415
tristezza
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Questa raccolta di poesie è un viaggio attraverso le emozioni più profonde e complesse che una persona può provare. È una riflessione sull'amore, sul dolore, sulle perdite, sulla solitudine e sulla forza di rialzarsi. Ogni poesia racconta una parte di una storia, una battaglia silenziosa e interiore, un cammino di auto-scoperta, di lotta per trovare la propria identità e di ricerca di un legame autentico, che sfida le apparenze e le convenzioni del mondo esterno. C'è la sensazione di non essere mai davvero visti, ma anche il desiderio di essere compresi senza bisogno di parole. Queste poesie parlano di relazioni che non si sono mai concretizzate fisicamente, ma che sono vissute intensamente attraverso le emozioni, i pensieri e le parole non dette. Ogni verso è intriso di una profonda ricerca di se stessi, della propria voce, della propria forza, in un mondo che spesso sembra cercare di spegnere la luce di chi soffre in silenzio. Nel cuore di questa raccolta c'è una lotta costante per l'autenticità, per imparare a rimanere fedeli a sé stessi, a non cedere alle aspettative degli altri e a riconoscere che, prima di tutto, bisogna imparare ad amare se stessi. La scrittura diventa un mezzo per esprimere il dolore, ma anche per guarire, per riappropriarsi della propria voce, della propria libertà. Le poesie sono un urlo silenzioso, un racconto delicato di un cuore che cerca di guarire, che si rialza, che impara a vivere con i propri fantasmi. Sono versi che non chiedono scuse, ma che chiedono solo di essere ascoltati, di essere sentiti. Un viaggio verso la speranza, la resilienza e, alla fine, la pace con se stessi.

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