I shouldn't be loving you

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Salve bellezze, questo è un piccolo racconto che ho scritto ad ottobre, credo, per un compito scolastico, e ho pensato "perché non postarlo qui?" È uno dei miei preferiti, poiché ho dato il mio massimo, cercando di non dare dei "pronomi" all'altra persona, di cui, nella storia, mi sono follemente e erroneamente innamorata, ho quindi cercato di non darle un genere, tentando di sottolineare quanto l'amore sia uguale e profondo, e che qualsiasi persona può rappresentarlo al massimo. Scusatemi se non sarà il racconto migliore che abbiate mai letto, ma ci ho provato. DALLA STORIA: «Date parole al vostro dolore, altrimenti il vostro cuore si spezza.» sorrise, afferrando finalmente (mi ritrovai a pensare), la mia mano. Sorrisi anche io, mossa che apparve quasi sconosciuta alle mie labbra, abituate a fingere gioia. «Hai appena citato Shakespeare, non è vero?» ridacchiai, felice, non tralasciando un pizzico di nostalgia. Tutto quello sarebbe dovuto terminare al più presto. Non sarebbe potuto andare così. Era talmente errato. «Ho appena citato un uomo, occhi belli, che, al contrario di quello che molti pensano, non si faceva scrupoli ad essere se stesso, a commettere pazzie, ad essere pazzo.» Mi sorrise, con tristezza, che in quel momento, ai miei occhi fasulli, parve pena.
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Ciao ragazzi, questa storia NON è mia. È la storia che una ragazza ha pubblicato su EFP e ho deciso, per motivi di comodità, di trascriverla qui. Ripeto: non è una storia mia. [Dal capitolo 11..] «Stai ammettendo che qualcosa ti spinge a non distanziarti da me?» Sorrise assottigliando lo sguardo. « Il tuo cuore gioca brutti scherzi, Emily.» «Il mio cuore sa benissimo dove andare, il tuo non lo sa...» distolsi lo sguardo, cercando di ragionare. «Il mio è fermo.» Rimase impassibile. Nessuna emozione. Nessun atteggiamento. C'erano solo i suoi occhi immensi e le sue labbra socchiuse. «Beh, fallo ripartire allora.» Scrollai le spalle. Scoppiò a ridere, ma poi tornò serio, «Ci vorrebbe una spinta forte.» Accennò una smorfia con il naso. Così approfittai della situazione e lo spinsi facendolo indietreggiare di poco. Lui mostrò un sorriso divertito, ma allo stesso tempo dolce. «Così va bene?» Chiesi poggiando le mani sui fianchi. «Non ci provare. È duro come un martello.»

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