the swamp kelpie

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WpMetadataNoticeLast published Mon, Nov 19, 2018
Come potevo immaginare di essere salvata da un kelpie mentre stavo per affondare nelle paludi? Eppure andò così. Sin da piccola nelle cucine del castello avevo sentito più e più volte leggende su di una creatura palustre che prendeva le sembianze di un cavallo con criniera e coda bagnate e con il solo scopo di ammaliare ed ingannare gli umani per poi ucciderli. "Non andate nella palude al confine della foresta" dicevano le serve mentre preparavano il pasto reale, "altrimenti sarete vittima dei kelpie". E così io e gli altri bastardi, cioè i figli illegittimi del re, nati da donne di bassa reputazione, crescemmo nel terrore di uscire dal villaggio. Ma nessuno poteva sapere che una notte di novembre dei miei 16 anni, delle spie al villaggio dessero fuoco al castello e dintorni, che la famiglia reale venisse uccisa, che la gente sarebbe fuggita a destra e manca come un gregge di pecore senza pastore e mi lasciasse confusa a dormire nei sotterranei del castello. Ed io stessa, non potevo sapere che dal terrore sarei fuggita proprio nei meandri della fitta foresta, correndo a perdifiato avvolta dal vello caldo di un vitello usato come mantello, senza una fiaccola a farmi luce, e quindi sarei inciampata su di esso per finire nella fangosa palude, senza riuscire a muovere un solo muscolo per tirarmi fuori di lì. Ma quando avevo ormai perso le speranze e infreddolita lasciavo che la vita mi venisse tolta goccia dopo goccia, l'alba sorgeva e nell'alone di luce soffusa creatasi, si materializzò dal fango una creatura simile ad un grigio ronzino e arrivato accanto a me mi appoggiai alla sua criniera con tutte le mie ultime forze. Riuscì miracolosamente a salire in groppa ad esso con un'ultima spinta e partì in un galoppo sfrenato lontana da quelle terre che mi avevano cresciuta, da quel villaggio di cui avevo fatto il mio piccolo mondo, senza una meta, senza nulla di che vivere...Senza nemmeno un nome.
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⚠️La storia presenta contenuti per adulti⚠️ Dal testo: La porta venne spalancata per la seconda volta in pochi minuti ed una figura alta e possente entrò nella locanda. Anche lui aveva un grande cappuccio che gli copriva il viso, eccetto per le labbra ed il mento, che non sembrava vedere una lama ormai da molto tempo, infatti era coperto da una folta barba scura ed ispida. Il lungo mantello copriva le ampie spalle e le braccia robuste, lasciando scoperto il corpo dai piedi, coperti da un paio di stivali in pelle al polpaccio, protetto dall'aria notturna da dei calzari marroni. L'immortale lo osservò per qualche istante, mentre l'uomo studiava con interesse gli avventori, cercando qualcuno di sua conoscenza, poi con movimenti lenti si avvicinò a lui, scostò lo sgabello e si sedette al fianco della creatura, che gli cedette volentieri il proprio boccale. L'uomo si dimostrò molto meno schizzinoso e trangugiò velocemente il liquido giallastro. "Avrei preferito incontrarti fra gli alberi piuttosto che in questa sudicia locanda" Importante: Nel proseguire della storia comparirà un personaggio: Lanthir, questo è stato creato da Enedhil, ho iniziato ad utilizzarlo credendo erroneamente fosse un invenzione di Tolkien quindi, tutti i diritti riguardanti lui vanno a lei. 23-10-20 = 8° missingmoments

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