These four walls

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WpMetadataNoticeLast published Tue, Jul 8, 2014
Ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all'estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte nè brucia nel fuoco. Da lì, da quell'ossicino l'uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così che per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire, quale fosse l'ultima cosa che sarebbe rimasta in loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati creati. Ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho smesso di cercarlo. L'ho dichiarato disperso finché l'ho visto nel cortile della scuola. Subito quell'idea si è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un'altra persona.
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Questa cosa della sinossi io non l'ho mai capita. A volte ho letto dei racconti narrati da un tizio, o come si dice in prima persona, che hanno la sinossi scritta in terza. Vi garantisco che quando vedo queste cose avviene lo svuotamento della mia testa. Ci tenevo a chiarire questo concetto. Inoltre volevo dirvi che qui non troverete poi così tanto, soltanto alcune settimane della mia vita. Sconsiglio di non leggere ai nomi che compariranno dopo i due punti: ipocriti, religiosi, sentimentali, deboli di cuori, filosofi, matematici, fisici, psicologi, detective e insomma a tutti gli adulti rimasti. Non so invece a chi consigliare di leggere, ma visto che ho scritto questo racconto per me stesso e per curiosità, lo leggerò io soltanto. Il nome ve lo dico per educazione: Levi Minger. © L'opera è proprietà intellettuale dell'autore

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