A case that can't be solved

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Londra, 1974 "Il nostro mondo, la nostra realtà, le nostre leggi.. Ci parlano di cose che per loro devono essere sempre tali. Ciò che la convinzione di un normale civile mostra...non è altro che la luce del sole riflessa nella caverna." Spiegó rimanendo fermo immobile su quella scrivania, nel mentre faceva scivolare la mano destra sul legno lavorato del banco. "La normalità non fa altro che dirvi che chi è un criminale non è altro che.. Sbagliato. Bene, questa è luce del sole riflessa. Perché si, essere criminale non è giusto, ma può avere le proprie cause." Spiegó questa volta, guardando fisso negli occhi abissali di Gwen per perforarli nel profondo. "Se tu mi dici che non vuoi stare qui perché noi siamo 'criminali'.. Allora significa che stai guardando il tutto da dentro la caverna, perché la luce del sole, la verità, è un'altra."
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  • 𝑩𝒂𝒍𝒍𝒊 𝒔𝒖𝒍 𝒄𝒂𝒐𝒔 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒊𝒆 𝒑𝒂𝒖𝒓𝒆

"Di cosa parla?" Parla di un soffitto che ride e delle scale che si arrampicano sulle nuvole. Parla di parole che evaporano e ritornano camminando all'indietro, di lampade che diventano specchi e ti guardano dentro con occhi di gatto. Parla di biblioteche abitate da insetti filosofi e di un telefono che non squilla mai ma sa tutti i tuoi segreti. Parla di predoni di luce che bussano alle porte dei sogni e di ponti sospesi tra silenzi che diventano il tuo respiro. Parla di un treno che sogna di essere una caramella e di orologi che si sciolgono sui pavimenti di vetro. Parla di sedie che discutono tra loro di geografia invisibile e di finestre che respirano piano come pesci. Parla di un vento che scrive lettere sulle gambe dei passanti e di ombre che si staccano dai muri per fumare. Parla di fiumi rossi che cadono verso il cielo e di scarpe che imparano a cantare prima dei piedi. Parla di tutto ciò che non può essere detto, ma che pulsa come luce negli interstizi del silenzio. Parla di un diario tenuto nello stomaco e di un Lupo che cucina. Parla del tuo doppio , quello che hai lasciato indietro nel deserto, ma che ora bussa con dolcezza alla tua porta dicendo: "O mi guardi o ti prendo il cuore". "il solito fumetto introspettivo?" È un fumetto che non vuole salvarti. Ti accompagna solo nel momento in cui ti accorgi che sei tu la soglia. E che per attraversarla... dovrai smettere di piacere a tutti. Una storia sull'inadeguatezza come forma d'arte, l'ironia come linguaggio segreto e la libertà come qualcosa che non si trova mai là fuori. Un diario che si legge col corpo. Un testo che non può essere chiuso perché il desiderio è sempre in eccesso, mai centrato. La scrittura è emorragia. Niente spiegazioni. Solo sintomi di un'altra gravità.

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