VORREI POTERTI RIABBRACCIARE

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WpMetadataNoticeLast published Sat, Aug 30, 2014
"Freddo, freddo dentro, come sempre. Da quando lei non c'è più tutto è gelido. Cammino ancora un po' per le strade di New York la mia città. L'ho sempre odiata con i suoi grattaceli altissimi, lo smog e le macchine enormi. Prima quando c'era lei tutto era più facile perché il suo sorriso sembrava il sole che in città non si vede mai e i suoi occhi azzurri così limpidi ricordavano un corso d'acqua pulito che ancora non mi è stato concesso vedere. Domani inizio il liceo. Merda, ci mancava pure la scuola! Almeno prima eravamo in due ad affrontare le verifiche e le interrogazioni e ora invece sono sola. Manchi gemellina, manchi tanto"
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gelato
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Lia camminava lungo il corridoio della scuola con il passo silenzioso e deciso di chi sa di non voler attirare l'attenzione, ma finisce comunque per farlo. I capelli arancioni, raccolti in uno chignon disordinato da cui sfuggivano due ciocche ribelli, incorniciavano il viso a diamante punteggiato da leggere lentiggini. I suoi occhi verdi, grandi e attenti, sembravano scrutare il mondo con una curiosità prudente, come se si aspettassero sempre di essere deluse eppure sperassero ancora. Indossava jeans a vita alta che le delineavano i fianchi morbidi, una camicia bianca infilata con cura e una giacca blu scuro con le maniche arrotolate fino ai gomiti. Tutto in lei parlava di compostezza e ordine, ma anche di una femminilità che non sapeva di possedere davvero. Non era la più appariscente, né la più magra o provocante, ma aveva una bellezza sincera, fatta di sguardi intensi e piccoli gesti: il modo in cui si passava il pollice sulle labbra quando era nervosa, o come si fermava a sistemarsi i capelli anche quando nessuno la guardava. Quella mattina, con il sole che filtrava dalle finestre alte e le voci che rimbombavano attorno, sembrava ancora più luminosa. Eppure, Lia si sentiva invisibile. Invisibile ai ragazzi che le chiedevano gli appunti, alle ragazze che la fissavano come se non appartenesse a quel mondo, e a se stessa... fino a quando uno sguardo, grigio e profondo come la tempesta, la colpì da lontano. Dylan. Ma questa è un'altra storia. O forse, è l'inizio di tutto.

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