Asher non è mio fratello di sangue, ma è sempre stato parte della mia famiglia. Quando ero piccola, lo vedevo come un eroe: il ragazzo silenzioso con gli occhi troppo tristi e un passato di cui nessuno voleva parlare. Poi, a diciotto anni, è partito per arruolarsi. Senza guardarsi indietro. Senza dirmi addio. Ora è tornato. Ma l'uomo che ho davanti non è il ragazzo che ricordavo. È più alto, più forte, più distante. Gli incubi che lo tormentavano da bambino non se ne sono mai andati. Anzi, ora ce ne sono di nuovi. La guerra lo ha cambiato in modi che non riesco a comprendere. Eppure, il vero problema non è lui. Sono io. Perché per la prima volta nella mia vita, guardarlo non è più la stessa cosa. E non dovrebbe essere così. Lui è Asher. È la mia famiglia. Ma allora perché non riesco a smettere di pensarlo in un modo che non dovrei?
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