Commedia Casalese #3 Dominio della Luce

Commedia Casalese #3 Dominio della Luce

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Dopo qualche secondo passato in quella mia statica posizione, incapace di credere a quello che avevo appena visto, corrugai la fronte per proteggere gli occhi dal sole che era tornato a trionfare insistente sui miei occhi. Mi puntai con fatica sui gomiti rimanendo sempre sdraiato ma col busto sollevato, così da verificare ciò che avevo prima visto solo di sfuggita. Si distinguono ora un discreto numero di cose attorno a me, e prima tra tutte, nonostante la mia Casale sia brillante e capace di sovrastare ogni luogo comune che s'incontri in essa, quella ipotetica stella, dunque, che avevo avvertito al mio fianco poco prima. "Dio, è proprio una stella" Mi accorsi che era molto pensosa. Gli occhi sul prato, le sue dita giocherellanti coi fili d'erba freschi di mattino. Iniziavo dunque a ragionare, finalmente. E così, dopo aver formulato la prima frase di senso compiuto da quando ero lì, mi alzai ancora di qualche centimetro, con le braccia distese all'indietro, in modo da mantenere il busto ancora un poco più dritto. Questa terza posizione mi permise di allargare il campo visivo oltre gli ultimi alberi di quel luogo, che scoprii essere circondato avanti da tre edifici, separati da due vie. Intesi il posto e il suo nome. Poi abbassai gli occhi e respirai a lungo.
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Sequel di "Hate or Love?" "Lui vedeva l'oscurità nella sua bellezza e lei vedeva la bellezza nella sua oscurità" Di nuovo ad Hogwarts, con il costante borbottio alle mie spalle e il settimo ed ultimo anno ad attendermi. Non avevo idea di cosa sarebbe successo, non potevo saperlo. Non potevo di certo immaginarmi le scoperte, le delusioni, i litigi, le avventure, le prove, i ritorni e i misteri che mi stavano attendendo. Solo un cosa me la sarei potuta immaginare: i miei sentimenti per lui. Avevo immaginato che con il tempo sarebbero scomparsi, tornando ad essere una mera illusione, un ricordo piacevole per quanto mi costasse ammetterlo. O forse, alla fin fine, nemmeno quello potevo immaginarmelo. **** Tratto dal capitolo XIV. -Sai- disse continuando ad accarezzarmi delicatamente i capelli -dicono che in cielo c'è una stella per ognuno di noi, sufficientemente lontana perché i nostri dolori non possano mai offuscarla- -E tu ci credi?- chiesi alzando il mento per guardarlo negli occhi. Ma lui non guardava me, i suoi occhi sembravano persi nell'infinito. Come se stesse cercando la sua stella. -Si- disse -ci sono così tante costellazioni nell'infinito, perché una stella non può appartenere ad ognuno di noi?- -E tu l'hai trovata la tua?- chiesi -di stella, intendo-

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