×C'è qualcosa tra noi che scoppia ogni volta che siamo vicini, è una scarica elettrica che percorre i nostri corpi. E' dinamite che fa avvampare un fuoco incontrollabile che molto spesso sfocia in urla o morsi sulle labbra per zittire l'altro. O è un susseguirsi di queste due cose. Perché tutto è nato per sedare un incendio che divampa ogni volta che i nostri corpi sono in contatto. Ma invece di sedarsi, le fiamme aumentano. Come benzina sul fuoco.
Le mani non possono stare ferme, ma hanno costantemente il bisogno di toccare l'altro. I denti devono per forza mordere la pelle dell'altro. Prima di avere quel nostro periodo nero, non c'era tanto spazio per le parole, non per quelle giuste. Parlavamo si, ma il più delle volte eravamo impegnati a saziarci, troppo affamati. E litigavamo Tanto, troppo.
Lui fuoco ed io benzina, da sempre così.×
×L'unica che sembra legata al passato sono io, unicamente me.
Non sono brava a proseguire dritto, a differenza loro. Amo gli incroci, svoltare l'angolo e perdermi in labirinti. Non so camminare in linea retta senza non guardare più indietro. Perché il mio passato è sempre il mio presente, nella mia testa, nel mio cuore, nella mia vita.×
"Di cosa parla?"
Parla di un soffitto che ride e delle scale che si arrampicano sulle nuvole.
Parla di parole che evaporano e ritornano camminando all'indietro, di lampade che diventano specchi e ti guardano dentro con occhi di gatto.
Parla di biblioteche abitate da insetti filosofi e di un telefono che non squilla mai ma sa tutti i tuoi segreti.
Parla di predoni di luce che bussano alle porte dei sogni e di ponti sospesi tra silenzi che diventano il tuo respiro.
Parla di un treno che sogna di essere una caramella e di orologi che si sciolgono sui pavimenti di vetro.
Parla di sedie che discutono tra loro di geografia invisibile e di finestre che respirano piano come pesci.
Parla di un vento che scrive lettere sulle gambe dei passanti e di ombre che si staccano dai muri per fumare.
Parla di fiumi rossi che cadono verso il cielo e di scarpe che imparano a cantare prima dei piedi.
Parla di tutto ciò che non può essere detto, ma che pulsa come luce negli interstizi del silenzio.
Parla di un diario tenuto nello stomaco e di un Lupo che cucina.
Parla del tuo doppio , quello che hai lasciato indietro nel deserto, ma che ora bussa con dolcezza alla tua porta dicendo: "O mi guardi o ti prendo il cuore".
"il solito fumetto introspettivo?"
È un fumetto che non vuole salvarti.
Ti accompagna solo nel momento in cui ti accorgi che sei tu la soglia.
E che per attraversarla... dovrai smettere di piacere a tutti.
Una storia sull'inadeguatezza come forma d'arte, l'ironia come linguaggio segreto e la libertà come qualcosa che non si trova mai là fuori.
Un diario che si legge col corpo. Un testo che non può essere chiuso perché il desiderio è sempre in eccesso, mai centrato. La scrittura è emorragia.
Niente spiegazioni. Solo sintomi di un'altra gravità.