Elia Santini || Facile

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Skam Italia, Elia Santini. Monica Garau, estate, Sardegna. Una settimana dei contrabbandieri a Cagliari. "Stai ascoltando Calcutta? Credevo fosse troppo poco indie per i tuoi gusti." "A volte cado nel main-stream," sorrido. "Soprattutto se non riesco a dormire." Gli faccio spazio sul bordo del letto e gli passo un auricolare. "Come mai non riesci a dormire?" "Per il caldo." "Nient'altro?" aggrotta la fronte. "Mi fregheresti se non stessi ascoltando Calcutta alle 3:15." Non rispondo, ma gli rivolgo uno sguardo gentile di sfuggita. "Beccata." "Forse. Adesso sta' zitto e deprimiti un po' con me." Alzo il volume. 'Ma io ti dichiaro dentro una TV Che io da te non ho voluto amore Volevo solo scomparire in un abbraccio Volevo solo scomparire in un abbraccio Confondermi con, con, con, con' Chiudo gli occhi ed Elia mi stringe in un abbraccio. Non è romantico, né amichevole. È solo confortante. "Grazie," bisbiglio. Ma forse l'ho detto a voce troppo bassa per poter essere sentita. Elia si allontana piano, aspetta che finisca il ritornello e toglie l'auricolare. Si gira dall'altro lato del letto e non lo sento più fiatare per il resto della notte.
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⚠️TW: linguaggio, usi e/od abusi di sostanze stupefacenti, s*sso ‼️ l'età dei personaggi pubblici citati non sempre corrisponde alla loro effettiva. (massimo pericolo, alessandro vanetti, 28 anni, nel racconto è descritto come diciassettenne per una scelta stilistica.) davide deglutì e spostò fugacemente gli occhi sulle mie labbra, poi ancora nelle mie pupille. "secondo te.." si stoppò di scatto. "si?" lo incitai. poi presi ad ammirare il suo volto, ancora bagnato. intravedevo nell'oscurità qualche goccia scivolargli sulle guance, come fossero lacrime, ma non lo erano. "è possibile spiegare agli altri come ci si sente?" ormai un po' la sua imprevedibilità me l'aspettavo. non cercavo più d'indovinare cos'avrebbe detto, perché non ci sarei riuscita. mi presi qualche attimo per cercare le parole giuste con cui rispondergli. "no, nessuno può sapere cosa senti davvero" giunsi ad una conclusione, anche se abbastanza affrettata. "perché?" il suo sguardo trafiggeva il mio. "perché potresti mentirmi, ad esempio." "e se non ti mentissi..lo capiresti, come mi sento?" "non lo so. come ti senti?" "intendi ora?" guardò il cielo sorridendo, come appagato e all'improvviso sazio. "in un modo strano. come non mi ci ero mai sentito, prima."

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