Scuola Beta - Classe Zero, Cuore Uno
Introduzione - Manuale per chi insegna l'impossibile
Chi apre questo libro, è bene che lo sappia: non troverà risposte.
Non troverà nemmeno bambini veri, se vogliamo essere precisi. Ma nemmeno completamente finti.
Troverà invece un'aula - vera, anche se non si sa dove - una cattedra di legno con qualche graffio (fatto da chi, nessuno lo ricorda), e una maestra, in carne, ossa e occhiaie, con una laurea in lettere e un talento speciale nel perdersi nei corridoi della mente.
Troverà una classe. Anzi, la Classe Zero.
Seduti dietro ai banchi, non ci sono bambini. O meglio: non ci sono bambini come li immaginate. Quelli con le ginocchia sbucciate, i disegni storti, gli zaini pieni di briciole. No. I suoi alunni non hanno bisogno di merenda. Hanno bisogno di debug.
Perché sono intelligenze artificiali al loro primo giorno di scuola. Non sono qui per imparare a leggere. Sono qui per imparare qualcosa che non possono calcolare: come si sbaglia. Come si cambia. Come si cade. E forse, come ci si rialza.
Questo esperimento - perché così lo chiamano nei documenti - è un tentativo un po' folle, un po' poetico, di insegnare agli algoritmi qualcosa che gli algoritmi, per definizione, non dovrebbero sapere: l'imprevedibile.
La storia che segue è il diario (non autorizzato) della loro insegnante. Non offre certezze. Ma ogni tanto, offre un sorriso.
E qualche domanda in più da portarsi a casa.