L'amore avvelenato

L'amore avvelenato

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Fiction
Romance
Puglia, anni '20 del '900. Rebecca Vicenti è innamorata persa di Andrea Colaleo. Tutto è pronto: abito bianco ricamato, lista degli invitati e lauto banchetto. Custodita nel cassetto di un armadio, c'è la cospicua dote che la ragazza, figlia di una delle famiglie più facoltose del paese, incasserà con il matrimonio. La sera prima delle nozze, Rebecca scopre che Andrea non l'ha mai amata. L'unico suo obbiettivo? I soldi! Lo stesso inganno sarà posto in essere da Giulio Svaldi, con cui la giovane proverà faticosamente a rifarsi una vita, concedendogli, seppur a fatica, la sua fiducia. Con una reputazione ormai lesa dalle calunnie, Rebecca decide di diventare davvero la donna di facili costumi che tutti in paese descrivono. Il suo motto? Sfruttare gli uomini per il suo puro ed esclusivo piacere, divertendosi a mandare in frantumi anche i cuori dei più sensibili. A chi osa propinarle prediche morali, Rebecca risponde semplicemente: "Non è quello che fanno gli uomini con noi donne? Ci usano e poi ci scaraventano via, una volta ottenuti i loro sporchi tornaconti! Non siamo diverse, anche noi abbiamo il diritto di giocare e divertirci un pochino". Scopertasi portatrice sana di sifilide, Rebecca utilizzerà come arma di vendetta contro il genere maschile proprio questa malattia. Un morbo che in lei è destinato a rimanere latente, ma che potrebbe uccidere chiunque se ne contagi dividendo il letto con la "mantide". Nella ragnatela tessuta da Rebecca finirà per rimanere imbrigliato anche il bellissimo marchesino Beppe Guglielmi, l'unico che ella abbia mai davvero amato. Non è una un'eroina convenzionale, Rebecca Vicenti. Di sicuro, non è neppure una di quelle protagoniste che il lettore amerà incondizionatamente, con cui empatizzerà dalle prime righe. A volte la si prenderebbe letteralmente a schiaffi, altre la si abbraccerebbe forte per confortarla. Né Angelo, né demone: solo terribilmente umana.
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Sono Emma, ho 17 anni e abito a Madrid da poco. Prima abitavo a Barcellona con mio padre che sfortunatamente è morto, così ora sono tornata da mia madre e da mio fratello Polo. Sono andata via con mio padre 2 anni fa dopo il divorzio dei miei dato che con mia mamma non ho mai avuto un buon rapporto. Chissà come sarà tornare alla vecchia vita. •DALLA STORIA• «Io vado a casa.» enuncio «Ti accompagno io» «No.» rispondo secca «Davvero te la sei presa per così poco?» dice lui sgranando gli occhi. «Per così poco? Ander, lo stavi ammazzando a pugni, ti rendi conto?» «E lo sai perché cazzo l'ho preso a pugni, no? Quello stronzo ti ha toccata, ha toccato a te, che sei la mia donna, porca puttana. Lo capisci? Sei la mia fottuta donna, cazzo . QUESTA STORIA PUÒ ESSERE LETTA ANCHE DA CHI NON HA VISTO ÈLITE DATO CHE LA TRAMA NON SI BASA SULLA SERIE.

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