Uscire dall'ESC (sospesa)

Uscire dall'ESC (sospesa)

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WpMetadataNoticeLast published Sun, Oct 2, 2022
Faccio parte dell'ESC da circa un mese. Un mese di monotonia e calma piatta all'interno di una clinica dove cercano di capire e smorzare la mia ossessione diventata dipendenza; ma non mi sto riposando, sto solo cercando un modo per diradare le mie crisi isteriche e per vedere la realtà per quello che è. La verità è che sto impazzendo. In giro si dice che Mike Shawn abbia buttato via la sua mente geniale per stare tutto il giorno a guardare uno schermo. Vengo solo ricordato come se adesso non esistessi più: ma voglio uscire da tutto questo, uscire dall'ESC, dimostrare a tutti che sono ancora vivo. Voglio dimostrare che sono ancora geniale, perché sono riuscito a scappare da una gabbia che io stesso mi sono creato. Nonostante la via d'uscita sia quasi impossibile da raggiungere. Nonostante sia costretto a lottare tutti i giorni contro me stesso, lo stesso me stesso che vorrebbe solo lasciarsi andare e smettere di reagire una volta per tutte. Nota: il romanzo è scritto in prima persona, voglio dunque precisare che non ho nulla contro il trattamento psicologico in questione, tutto ciò che potrebbe eventualmente denigrarlo non è altro che il pensiero del protagonista. Inoltre tutto ciò che ha a vedere con la clinica dove è ambientata la storia è completamente frutto della mia immaginazione e non ha nulla a che fare con una possibile realtà. Se siete arrivati a leggere fino a qui, non posso fare altro che ringraziarvi e augurarvi buona lettura.
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"Naturas expelles furca" recita un verso di Orazio. "Potrai scacciare la natura con la forca." Iole, purtroppo, sa bene che in queste poche parole si può riassumere tutta la sua vita: sempre la stessa ansia di vivere o di lasciarsi morire, sempre le stesse persone da cui fuggire o in cui rifugiarsi, sempre gli stessi pensieri capaci di imprigionarla o di liberarla... un brulicare di sensazioni che la lasciano in stasi, congelata in un oceano di pensieri torbidi che sarebbero capaci di affogarla, se solo non fosse diventata così brava ad annaspare sul pelo dell'acqua. È la vita, si dice di tanto in tanto. Sono solo i vent'anni, altre volte. Passerà, è il pensiero finale. Ogni tanto bastano queste tre frasi per far tornare tutto normale, o almeno abbastanza da farla sentire come il resto del mondo in cui è immersa; le permettono di scivolare in quella realtà frivola, leggera, che pare essere tipica del mondo universitario, in cui l'unico problema è l'esame da dare il mese successivo o decidere come vestirsi per l'uscita di sabato sera. Ma poi torna a incrociare quello sguardo, a ricordare quelle mani per sentirsi di nuovo crollare e rinascere, in un continuo ciclo senza alcun senso di alti e bassi che porterebbe alla pazzia un sano di mente. Mai avrebbe immaginato che per uscire da quell'impasse di ansia e noia sarebbe bastata una piccola idea, una di quelle capaci di colpirti in testa come una tegola, talmente ridicola da sembrare addirittura sensata. "Potresti uscire con me, di tanto in tanto." *** Storia vincitrice dei Wattys 2020 nella categoria New Adult ✨

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