Quello che eravamo

Quello che eravamo

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WpMetadataNoticeLast published Tue, Apr 7, 2020
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Non-Fiction
La verità è che una parte di me mi dice "prendi le tue cose e vattene. Tornatene a casa". Guardo le valige da quando la mia città è stata messa in zona rossa. All'inizio pensavo "ci torno qualche giorno se le università sono chiuse" come una vacanza, come quando hai qualche giorno in più per studiare per un esame e te la prendi con calma. Ma la verità è che partire vuol dire non tornare per un mese. Quindi scegliere: tornare a casa o restare? La risposta dovrebbe essere semplice. Chi vorrebbe, pur potendo, dover star lontano dalla propria famiglia? Ma ormai, nulla è semplice. Partire vuol dire farsi più di 300 chilometri, incontrare persone, cambiare treni, magari trovarsi di fronte proprio quelle persone che stanno cercando di scappare da qualcosa che, inosservato, continuerà a inseguirli. Rimanere, per quanto difficile, a volte non è la cosa sbagliata da fare Possiamo continuare a chiederci quando finirà tutto questo, quando potremo tornare alla normalità, alle nostre abitudini, ai nostri affetti. Ma in realtà, il mondo che conoscevamo non esisterà più [...] Come riusciremo a uscire senza avere più paura, senza ricordare tutto quello che sappiamo, senza il timore che basterebbe un solo infetto, per ricominciare tutto da capo?
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2020, l'anno del Coronavirus, della pandemia globale. Tutto il mondo si è come fermato, cristallizzato intorno a questa unica e universale preoccupazione. Tutto il mondo, ma forse io rientro nell'eccezione. Ho 23 anni, studio psicologia e negli stessi giorni in cui tutto questo comincia, inizia anche la mia storia con un ragazzo. L'inizio della mia storia è incredibilmente e sfortunatamente seguito dalla preoccupazione e dall'apprensione per l'arrivo anche in Italia del tristemente noto virus. Il normale «uscire insieme» si trasforma subito in un «stiamo a casa insieme», creando una situazione paradossale e fuori dagli schemi. Il primo appuntamento si traduce in un aperitivo arrangiato sul balcone di casa, il primo tenersi per mano viene anticipato da una passata di disinfettante e il primo bacio viene subito seguito da rassicurazioni sulla certezza di non essere venuti a contatto con nessuno contagiato dal Covid-19. Decido di sfruttare questo periodo di «arresti domiciliari» per lanciarmi in qualcosa di diverso: riempito lo zaino di T-shirt e tute, autocertificazione alla mano e mascherina indossata, saluto mia madre e il mio barboncino Artù e parto per il mio viaggio.

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