Lock & down: speravo di non vederti più

Lock & down: speravo di non vederti più

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Mentre il mondo stava collassando, noi eravamo riusciti a ricostruirci dalle macerie delle nostre vite distrutte. Distrutte da noi stessi. Ginevra aveva sempre avuto una vita tanto impegnata quanto problematica, ma a lei andava bene così. Non si aspettava che un giorno si sarebbe presentata nella vita di tutti una minaccia tanto grande da cambiare completamente la sua vita, costringendola tra le mura della sua casa a far fronte a tutti i problemi che aveva sempre ignorato. Proprio quando sembrava le cose non potessero andare peggio, nel balcone a quasi un metro dal suo si ritrova l'unica persona che non avrebbe mai più voluto vedere, cosa stava succedendo? ''Certo, Ginevra... ora puoi smettere di fare la solita stronza e ammettere di essere felice di avermi come vicino di casa'' ''L'unica cosa buona di questa quarantena era non dover vedere tutti i giorni la tua faccia.'' Opera depositata, ogni forma di plagio è severamente vietato.
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izzyrecensioni
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Che caratteraccio che aveva, ed era proprio questo che mi piaceva di lei, non era comune a niente di quello che avevo conosciuto fino a quel momento. Era totalmente ingestibile, completamente dannata, fottutamente se stessa. Aveva questo strano vizio di alzare gli occhi al cielo quando qualcosa la infastidiva, e a me questa cosa faceva impazzire. Era piena di dettagli, le labbra perfette, i suoi capelli in disordine, la scollatura che mostrava un neo sul seno sinistro, e quella voce, Dio quella voce, poteva mandare affanculo chiunque e sarebbe comunque sembrata la cosa più romantica del mondo. Ero perso tra i suoi occhi,e non riuscivo a farmene una ragione, lei sorrideva e io facevo il giro della terra in trenta secondi. Un giorno somigliava alla Monna Lisa di Leonardo, un altro alla Ragazza con gli orecchini di perla di Vermeer. Era arte e colori mai visti, paradiso e inferno, il mio libro preferito, la mia città, il posto in cui sarei sempre tornato, gli occhi che avrei voluto sempre addosso. Charles Bukowski

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