Bad end 2 - Jumin's Route

Bad end 2 - Jumin's Route

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‹‹ so benissimo come ti senti... okay? Lo capisco... ma Jumin, devi lasciarmi andare. Te lo prometto... non sparirò. Rimarrò con te. Con te e basta ›› parlavo, ma era come se non fossi io a farlo. Sudavo freddo. L'uomo, con uno sguardo tagliente, diede un secondo colpo al muro. Quasi sentii il rumore delle sue ossa sbattere contro la superficie alle mie spalle ‹‹ e perché mai dovrei crederti, a questo punto? Ti senti oppressa, mh? In gabbia. Rinchiusa... in questa immensa, lussuosa gabbia? ›› il suo tono di voce, lentamente, scemava dalla rabbia al rancore. ‹‹ Jumin... ›› mormorai, ancora, accarezzandolo una seconda volta. Sentivo di dover pesare le parole... di fare attenzione. Sentivo un enorme campanello d'allarme. Oppressa? Mi sentivo oppressa? Era questa la parola giusta...? ‹‹ No... non mi sento oppressa... mi sento solo un po' strana... voglio tornare a casa mia. Voglio concludere il mio lavoro come moderatrice del party... poi, se mi vorrai ancora, tornerò qui da te ››
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Un romanzo intenso e viscerale sulle relazioni tossiche, la malattia e tutto ciò che resta quando le parole finiscono. Tiro un pugno alla parete, la mia mano sanguina, però tutto ciò che riesco a pensare è che preferisco ferire me che lei, anche solo con le parole. Sento il suo sguardo preoccupato su di me prima delle sue parole. «Dev...» Non mi volto perché so che vedendo la rabbia nei miei occhi si spaventerebbe e farebbe un passo indietro e non sopporterei vederla allontanarsi ancora di più da me. «Tranquilla,» mormoro appoggiando la fronte al muro. «Pensa positivamente.» Vorrei evitarla, ma l'ironia mi sfugge dalle labbra. «Ho una mano dolorante quindi non potrò dare al tuo fidanzatino tutte le botte che si merita.». Scivola giù dal letto silenziosamente, avvicinandosi a me. «Dev...» sussurra. Non mi tocca e lo apprezzo, sa che ogni volta che la sua pelle viene a contatto con la mia non riesco a far altro che pensare a lei. «Smettila.» Non mi implora, non si mette a piagnuccolare o a fare l'isterica, anche se avrebbe tutte le ragioni di questo mondo. Continuo a fissare il muro, ma mi basta abbassare le palpebre per immaginare il suo viso impassibile, come sempre, con i suoi grandi occhi marroni che sprigionano tutta la sincerità di quella parola. «Ti prego.» Non aveva mai pregato nessuno, tanto meno un ragazzo. «Non affrontarlo Dev, per favore.» «Lo sai che non lo farei comunque,» ribatto con amarezza. Mi lascio scivolare, schiena contro il muro, fino al pavimento. «Vorrei farlo, e tanto, vorrei colpirlo fino a farlo diventare irriconoscibile però so il prezzo che dovrei pagare. E non posso sopportarlo.» Si siede davanti a me, poggiando le punte delle sue paperine bianche sulle mie scarpe. Sento il suo calore. «Grazie,» bisbiglia con un sorriso afflitto. «So di essere io il prezzo da pagare.» Scuoto la testa piano, la voce appena un sussurro. «Tu non sei il prezzo, Ise. Sei tutto il cazzo di bottino.»

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