A Day In Maynooth Collage. || Luke Hemmings

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Fui sul punto di abbandonare il mio “cavaliere” ed andarmi a sedere con gli altri, con decisamente più dignità e pudore di me, ma qualcosa, o meglio qualcuno, mi bloccò per il polso, e non scherzavo se vi avessi detto che in quel momento, ancor prima di vederlo, le farfalle nel mio stomaco cominciarono a volare come i brividi per il mio corpo. “Posso rubarti questa bellissima ragazza, per un ballo?” disse rivolgendo lo sguardo al ragazzo che subito annuì ridacchiando e ripescando Martha dalla folla. Mi strattonò dolcemente verso di sé, facendomi sbattere goffamente contro il suo petto con le mani, mentre la sua risata mi riempiva più della musica; mi sorrise e da quel momento non capii più un cazzo.
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calumhood
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M’accostai al lavello posto sul bancone di dirimpetto all’isola che faceva anche da tavolo, sfilai delicatamente un bicchiere dalla credenza e lo riempii d’acqua; la bevvi tutta d’un sorso, poi ne presi un altro e, tra lo scroscio dell’acqua, sentii una porta aprirsi, ma continuai nel mio intento. Rimasi tuttavia sorpresa quando dovetti constatare che non era Joy, ma Calum, che teneva lo sguardo basso e la mandibola costantemente chiusa in una smorfia di dolore e rabbia; aprì il frigo e vi frugò dentro, facendo strusciare i ricci sconvolti contro il legno dell’esterno. Si girò, probabilmente per essersi sentito osservato, e mi guardò con sguardo impassibile, fermo e piatto come la secca che sta in mezzo al mare. Fui sul punto di parlare, giusto per presentarmi, ma lui mi precedette. “Che cazzo ti guardi?!” disse senza neanche un minimo di vergogna. ** “Che cazzo ti guardi tu, stronzo!” pensai nella mia testa, girandomi vorticosamente tra le coperte. Gentile, educato, modesto, calmo e simpaticissimo! “Sì, come un tacchino che ti morde il culo guarda!” mi ritrovai a borbottare tra me e me,contestando ardentemente la frase di Joy.

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