Interscambio 01 - Il macigno

Interscambio 01 - Il macigno

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WpMetadataNoticeLast published Sat, Feb 6, 2021
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Siamo tutti viaggiatori a questo mondo: chi per lavoro, chi per studio, chi per turismo e chi per altro. Chi per diletto, chi per necessità, chi per obbligo... E chi per altro. Siamo tutti viaggiatori più o meno consapevoli: c'è chi arriva, c'è chi parte, c'è chi aspetta e chi no. C'è chi cerca, c'è chi trova, c'è chi è trovato... E chi no. Lo siamo tutti. Tutti tranne me! Oh, ma questo non deve rattristarti, sai? A me inebria: esisto in questo luogo da che ho memoria ed anche se non ho idea del come o del perché io mi trovi qui non vorrei vivere da alcun'altra parte, se non qui! Qui, nel frenetico viavai di persone; qui, fra l'incessante scalpiccio di suole e di gomme, con quel vociare a tratti concitato e a tratti sussurrato; qui, dove la scansione del tempo è affidata alla metallica voce dell'altoparlante; dove la delimitazione dello spazio, di norma designata dalla segnaletica, viene costantemente definita e ridefinita talune volte dalle emozioni dell'euforica folla o del timido individuo e talune altre dal borbottio delle agili navette o dal rombo dei possenti motori... Qui. Dove altro, se non qui? Non passa giorno senza che i miei occhi si riempiano di stupore, il mio cuore sia fremente di curiosità e il mio animo respiri la libertà. Ma torniamo a noi: che ne diresti di fermarti un po' con me? Sai, nonostante questo posto sia inondato di persone, manca un po' di umanità; l'andirivieni è così frenetico che nessuno ha il tempo di fare due chiacchiere (o sia disposto a trovarlo); così, a volte capita che mi assalga la solitudine. Mi faresti un po' di compagnia? Io, in cambio, potrei raccontarti qualche storia! Ogni giorno ne succede una nuova; ce n'è per tutti i gusti! Avanti, so per certo che ti piacerà... O forse no, chi può dirlo?
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"Di cosa parla?" Parla di un soffitto che ride e delle scale che si arrampicano sulle nuvole. Parla di parole che evaporano e ritornano camminando all'indietro, di lampade che diventano specchi e ti guardano dentro con occhi di gatto. Parla di biblioteche abitate da insetti filosofi e di un telefono che non squilla mai ma sa tutti i tuoi segreti. Parla di predoni di luce che bussano alle porte dei sogni e di ponti sospesi tra silenzi che diventano il tuo respiro. Parla di un treno che sogna di essere una caramella e di orologi che si sciolgono sui pavimenti di vetro. Parla di sedie che discutono tra loro di geografia invisibile e di finestre che respirano piano come pesci. Parla di un vento che scrive lettere sulle gambe dei passanti e di ombre che si staccano dai muri per fumare. Parla di fiumi rossi che cadono verso il cielo e di scarpe che imparano a cantare prima dei piedi. Parla di tutto ciò che non può essere detto, ma che pulsa come luce negli interstizi del silenzio. Parla di un diario tenuto nello stomaco e di un Lupo che cucina. Parla del tuo doppio , quello che hai lasciato indietro nel deserto, ma che ora bussa con dolcezza alla tua porta dicendo: "O mi guardi o ti prendo il cuore". "il solito fumetto introspettivo?" È un fumetto che non vuole salvarti. Ti accompagna solo nel momento in cui ti accorgi che sei tu la soglia. E che per attraversarla... dovrai smettere di piacere a tutti. Una storia sull'inadeguatezza come forma d'arte, l'ironia come linguaggio segreto e la libertà come qualcosa che non si trova mai là fuori. Un diario che si legge col corpo. Un testo che non può essere chiuso perché il desiderio è sempre in eccesso, mai centrato. La scrittura è emorragia. Niente spiegazioni. Solo sintomi di un'altra gravità.

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