L'aeroplano

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WpMetadataNoticeLast published Mon, Sep 22, 2014
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Poetry
C'era silenzio, un piccolo silenzio che si nutriva dei suoi pensieri, delle sue idee, dei suoi malumori. Un silenzio che non si sarebbe mai trasformato in parola, un silenzio che era invincibile su tutto. E poi c'era lei, quella ragazza sempre disordinata, era più disordinata lei dei suoi pensieri, amava il silenzio. Passava le giornate a fissare il cielo, lo amava, lo guardava in ogni sua piccola bellezza e ogni piccola scia che qualche aereo lasciava. Era solita a dire che quelle scie erano cicatrici del cielo ma che con il tempo sarebbero sparite, come tutte le cose. Osservava sempre tutti i passanti, diceva che era in grado di notare se qualcuno era triste o meno. Definiva la sua vita un illusione, una vita in cui si prendevano gioco di lei in tanti, diceva che il suo futuro era stato scritto con un pennarello scarico e che l'unica parola che aveva scritta detto era l'amore e come le scie degli aerei si cancellò e rimase priva di sentimenti
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sperovipiaccia
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Pur

La donna che amo... Ti chiedo di aver cura di lei. L'hai veduta oggi? Hai ascoltato il tepore della sua stanza ancora chiusa al mattino? Silenziosa magnolia mescolata a sfuggente marsiglia... Metallico acciaio intessuto di lino? E l'hai scorta, alla sera, mentre, assorta, osserva le ortensie fiorite al di là delle finestre della grande sala? E dunque alla fine è come se l'avessi portata con me in fondo, ogni giorno. Mentre cammino, mi sovviene d'osservare il cielo, da lontano si odono le strida dei gabbiani, lo sciacquio del mare e tornando con lo sguardo avanti a me, è come se lei fosse lì, soltanto che io sono mezzo passo dietro a lei... Mezzo passo dietro a lei... Scavare un pertugio temporale, complice la cronologia abbastanza stringente della storia originale, un tassello differente, più o meno plausibile, nella visione conosciuta e limpida, rimasta tale anche quando la mente ed i gesti dei protagonisti si sono avventurati per meandri oscuri. Una storia altra e forse scomoda, nulla di rassicurante, perché una storia rassicurante non serve a molto, solo a girare attorno al "non voler sapere", al "non voler sperimentare". "Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure", diceva la lettera. Seguiva poi un bellissimo racconto di avventure immaginarie, di viaggi e di fantasia. Elsi leggendo quelle parole suggestive che la rimandavano a luoghi lontani, si sentì immediatamente consolata. Alla fine lo scrittore le regalò una nuova bambola, chiaramente diversa da quella perduta. Ma il suo aspetto diverso venne giustificato da un biglietto: "I miei viaggi mi hanno cambiata". Qualche anno dopo, la bambina trovò un biglietto proprio dentro la sua bambola che diceva: "Ogni cosa che tu ami è molto probabile che tu la perderai, però alla fine l'amore muterà in una forma diversa". Da "Kafka e la bambola viaggiatrice" di Jordi Sierra i Fabra

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