Atlas Hands

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"Dimmi qualcos'altro di te." Harry lo guarda, e Louis pensa: 'Come diavolo fai ad essere così bello?' "Una cosa a caso?" "Sì." Harry sembra pensarci un attimo, prima di dire: "Non sono andato al liceo. Ho sempre studiato a casa." Si volta verso Louis e dice: "Tocca a te." "Io non ho studiato a casa." "Non vale!" dice Harry, affondando ancora di più i piedi nella sabbia. Louis pensa alla sua squadra di calcio, pensa alla parola 'finocchio' scritta a caratteri cubitali sulla sua macchina dopo l'allenamento, e dice: "Avrei voluto studiare a casa." Harry annuisce e ci pensa un attimo, prima di dire: "Non so fischiare." "Mi piace questo gioco." dice Louis, mentre pensa a qualcosa da dire. "Da bambino ho pianto per tre ore perché mia sorella aveva staccato la testa alla mia bambola di Spiderman." Sorride, mentre si volta verso Harry. "Tocca a te." Harry sospira piano e a Louis ricorda il rumore di una foglia che cade sull'erba. "A settembre ho provato a suicidarmi."
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"Che cazzo sta succedendo Luke?" Quella voce. Non poteva non riconoscerla. Sentì un tonfo e si girò di scatto; quello che vide non gli piaceva per niente. Louis era in piedi sulla porta e aveva fatto appena cadere una piccola torta che aveva portato con sé. Harry guardò il telefono sul comodino per accertarsi della data. "No ti prego.." Ventiquattro dicembre, il compleanno di Louis. Si lasciò cadere di nuovo sul letto portandosi le mani alla testa, realizzando che aveva combinato un terribile casino, ma di certo non di sua volontà. Sentì la voce di Luke che cantilenava scuse senza senso riguardo a quanto aveva appena visto e diceva che per lui non significava niente. "Davvero? Pensi di potertela cavare così? Da quanto tempo è che porti avanti questa relazione, eh?" Urlò, ma Harry continuava a spingersi le mani sul viso. Sentì dei passi che si avvicinavano al letto con fare rabbioso e si fermavano proprio vicino a lui. "Voglio vedere chi è lo stronzo!"

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