Story cover for Scraps  by giustisofia
Scraps
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Ongoing, First published Nov 07, 2020
Sono distrutto, e ogni giorno sento che ciò che rimane di me si spezza, piano piano, sotto il peso di emozioni rotte.                          
Stavo cadendo nel baratro, risucchiato dalle tenebre. 
Gliel'ho lasciato fare. 
Ho lasciato che il buio della mia vita mi trascinasse sul fondo.               
Sul fondo macchiato di sangue e cosparso di vetri rotti di bottiglie di birra.      
Su quel pavimento bianco sotto quella luce spezzata, tra mozziconi di sigaretta e sogni infranti. Tra delusioni, droga, rimpianti.                                                                                                                                                                                                         Su quel pavimento bianco ho trovato la mia rovina, o forse lei ha trovato me. Non saprei dirlo.  
A volte, in tutti questi anni, ci sono stati momenti in cui, con la poca lucidità rimasta, ho consapevolmente capito che dobbiamo riuscire a squarciare l'oscurità in cui sta cadendo la nostra vita, prima che ci trascini a fondo.                                                                                                                    Questo ponte di tramite per me si era già frantumato, sotto il peso di cose che nessuno sarebbe riuscito a sostenere. 
E' troppo complicato, lo è sempre stato, e non riesco a farlo.
(CC) Attrib. NonComm. ShareAlike
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L'adolescenza è stata un tempo sospeso. Un ponte fragile tra ciò che ero e ciò che speravo di diventare. Ogni emozione aveva il peso del mondo: i dolori sembravano eterni, gli amori assoluti, le paure insormontabili. Vivevo in un limbo dove ogni respiro era un'incertezza e ogni sogno rischiava di franare. Non saprei dire quando tutto è cambiato,forse è successo piano, come l'acqua che scava la roccia. Un giorno mi sono accorta che qualcosa dentro si era spezzato, eppure, in quel caos, avevo un'ancora: la mia terra. Le radici, la voce di mia madre, il sorriso silenzioso di mio padre, nonostante la malattia lo stesse consumando. I tramonti sul mio paese mi ricordavano che, anche se fragile, appartenevo a qualcosa. Poi ho scelto di andarmene, di cercare respiro. Ma il nuovo inizio aveva un prezzo: la solitudine. Ogni cosa mi ricordava che non ero "di lì". E lì, nel silenzio, riemergevano loro: i disturbi alimentari. Non erano solo abitudini, erano prigioni invisibili. Il mio corpo era un campo di battaglia, e io la mia peggior nemica. Sapevo fingere bene, ma dentro, lentamente, mi stavo spegnendo. Poi c'era lui: una relazione solida, una persona in cui ripararmi. Ma anche l'amore, a volte, non basta,un giorno è arrivato qualcosa qualcuno; una nuova voce, una possibilità,e mi sono vista diversa. Ho provato a resistere, ma era come trattenere il fiato troppo a lungo. Intanto il lavoro e le nuove responsabilità bussavano alla porta. Tutto quello per cui avevo lottato. Ma più arrivavano conquiste, più mi sentivo lontana da me stessa, perché tutto ti può intrappolare e io avevo paura di perdermi davvero. Poi, nel buio, ho trovato qualcosa, una forza silenziosa.; non ero guarita, ma andavo avanti, ho imparato a convivere con le mie crepe e soprattutto a capire che non c'è una verità assoluta che vivere è sbagliare, cadere, rialzarsi. Oggi cammino ancora con incertezza ma ho smesso di volere essere perfetta. Mi basta essere vera.
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Sono stata a quel momento in mezzo ai detriti per un sacco di tempo. Un tempo che chiamerei indefinito per quanto eterno. Non ero ferita fisicamente, era come se fossi un puntino circondato da mille pezzi importanti della mia vita, ma tutti travolti dalle macerie. Mentre io ero lì, ferma, immobile, con solo qualche graffio e il cuore in frantumi, proprio come il mio intero mondo. Ho imparato a trovare un modo per non sentirmi sopraffata dalle macerie che mi circondavano. Molto spesso ho pensato di meritarmelo questo inferno, per essere qui, viva. Non ho mancato di chiedermi il perché di tutto questo. Perché sono viva? Perché devo provare queste emozioni? Perché io? Perché da sola? Mi sono domandata un sacco di perché in tutto quel tempo intrappolata in mezzo a quelle rovine, l'unica cosa che volevo era uscirne. L'unica cosa che chiedevo era almeno uno spiraglio di luce. Mentre poi, alla fine mi fu donato il sole intero. ⚠️ATTENZIONE⚠️ Si consiglia la lettura a un pubblico consapevole, saranno presenti scene di abuso, violenza, DCA e altre azioni moralmente o fisicamente sbagliate. Avviserò sempre al inizio del capitolo! Ora che siete stati avvertiti, Buona lettura!