A case of you | Arthur Leclerc

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WpMetadataNoticeLast published Mon, Nov 23, 2020
L'orologio sul comodino segnava le 2:35, la luce dei lampioni illuminava la piccola stanza, rivelando qua e là magliette lasciate in disuso su una sedia, uno zaino nero aperto abbandonato a terra, cianfrusaglie pressoché inutili sparse un po' ovunque come delle piccole reliquie. Nella stanza accanto, che fino a mezz'ora prima era stata una sala cinema, regnava il silenzio, talvolta spezzato soltanto dal lieve russare di Robert, che si era addormentato a bocca aperta sulla poltrona. Tutto taceva, la notte era calma e pacifica... se non fosse stato per quella flebile, quasi impercettibile risata di Arthur, che continuava a coprirsi la bocca con la stoffa del piumone, nella speranza di attutire il suono. I suoi occhi a volte verdi, a volte azzurri erano illuminati dalla stessa luce dei lampioni che stava illuminando il disordine della sua stanza; quegli occhi lì, che erano in quel momento poco più di due fessure, la fissavano in una maniera che Ginevra non sarebbe mai riuscita a spiegare, e forse neanche a capire. Gliel'aveva detto Arthur, in fondo: 'Tu non cogli i segnali'.
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Un fruscio leggero, solo un sospiro in più tra i respiri della brezza, fece correre il mio sguardo sulla destra, su un gruppo di alberi che creavano una zona d'ombra più fitta delle altre. Lì la nebbia creava uno scrigno opalescente, insondabile. Lì l'erba umida si piegò, in un muto gesto di sottomissione, sotto un elegante scarpa di cuoio nero, permettendo alla luce di un lampione di piovere, pallida, sullo sconosciuto. E io sgranai gli occhi, incredulo, gli insulti che mi ero preparato a lanciargli, mi si erano bloccati in gola. Quell'uomo era

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