SO FUCKING BLUE

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WpMetadataNoticeLast published Sun, Feb 7, 2021
Lo riconobbe subito. Spalle strette e culo imperiale, serio e convinto sulle sue gambe da calciatore mentre assecondava la sua spudorata e inossidabile ottusità, cercando di prendere un pacco di cereali dallo scaffale più alto senza i giusti centimetri per arrivarci. Louis Tomlinson aveva un certo talento per l'immaginazione. Harry non lo vedeva da nove anni. Quasi. Otto anni. Dieci mesi. Dodici giorni. «Deduco che tu abbia già scartato l'opzione chiedere uno sgabello», gli disse avvicinandosi. Louis si fermò, senza girarsi, si prese un minuto per consumare e trattenere l'emozione. Harry Styles. In nessuna vita avrebbe potuto dimenticare quella voce, quel timbro cupo, sabbiato, che aveva sentito crescere e sporcarsi, insieme alla capacità di amare. Ma non si lasciò sopraffare dalla sorpresa e recuperò il suo autocontrollo, aveva la sua battuta da dire, Harry se l'aspettava e mai l'avrebbe deluso. Mai più.
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"Mi va bene chiamarti piccolo e basta. Giuro. Non sono un pazzo pervertito." "Okay... daddy?" "No. È inquietante." "Okay, solo piccolo allora." "Solo piccolo. Tu puoi chiamarmi semplicemente Lou." "Lou... mi piace." "Bene. Non vedo l'ora di scoparti." "Allora accelera con questa macchina" disse Harry, alzando gli occhi al cielo. Louis fece come detto, senza ribattere, e posò una mano sulla coscia del più piccolo. "Alla fine eri davvero gay, però" aggiunse dopo poco. "Già. Molto gay." Il più grande scosse la testa, ridacchiando, e premette di nuovo il piede sull'acceleratore. Harry odia le cene del partito di suo padre a cui è obbligato a partecipare da quando è bambino. Ha anche un brutto ricordo, di una di quelle cene di tanti anni prima, ossia un ragazzino poco più grande di lui che gli ha tirato i capelli e l'ha fatto piangere. Un ragazzino che sarà anche alla cena di quella sera e che, in realtà, Harry non ha mai dimenticato. E viceversa, ovviamente.

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