So che ci faremo male, saremo sempre io e te.

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Tommaso fissava quegli occhi screziati di verde con un'intensità tale che un estraneo avrebbe potuto percepire il suo "ti amo". Era talmente chiaro. E Francesco lo capì. Lo comprese talmente bene che afferrò una mano di Tommaso per posarla sul suo petto. C'era un cuore decisamente agitato là sotto e Francesco non era mai stato bravo con le parole, era più un dimostratore di sentimenti che un oratore. Quel ruolo lo lasciava volentieri a Tommaso.
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Per amore la gente fa cose strane. C'è chi stermina eserciti, chi piange per giorni, chi attraversa nazioni intere desiderando un solo bacio, chi legge libri in codice braille in lingue che non conosce. Francesco faceva parte di tutti e quattro i gruppi, nonostante fosse abbastanza sicuro che nessun soldato si sarebbe mai fatto ammazzare da lui. Inoltre, in braille, non era ancora in grado di distinguere la S dalla T, il che era un problema, ma rimaneva fermamente convinto che, se avesse continuato a provare, il suo indice si sarebbe abituato a combaciare con quell'ideale rettangolo di pallini. Si trovavano nelle ombre di una notte nella quale lui avrebbe riversato tutta la sua luce, in un letto dove le lenzuola si fondevano con fiori di campo buttati là per gioco. Mosse piano le dita sul materasso e prese quella che sembrava una margherita, la incastrò in una delle ciocche dei capelli che si annodavano sul suo petto e sorrise, passando la mano su ricci che rilucevano di luna. Guardò oltre la finestra, verso le colline dipinte di un'estate che spirava. Per amore aveva illuminato d'effimero un'ombra di luce. E adesso era felice. (STORIA COMPLETATA IN CORSO DI REVISIONE)

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