
i tasti sputavano fuori tutto il dolore che si potesse trovare creando una melodia disperata, le righe sul volto di acqua salata e un bicchiere mezzo vuoto di barbon appoggiato sopra al legno del pianoforte a coda accompagnavano quella disperazione. il corpo nudo e freddo tremava per tutti i pensieri che passavano nella mente di un uomo distrutto dai pensieri che soffocavano la mente, e la stessa sensazione era riversata sui polmoni che sembravano soffocare, come pieni d'acqua. la sensazione di cadere ancora e ancora era sempre lì, sempre più autodistruttiva. le mani correvano sui tasti, la melodia era l'unica cosa a tenere in piedi un uomo ma prima o poi bisogna fermarsi, come una corsa verso un precipizio si può correre fin quando il terreno rimane al disotto del corpo e quando si è sempre più vicini alla fine, bisogna iniziare a rallentare fino ad arrivare alla fine della corsa e fermarsi.Todos los derechos reservados
1 parte