Prologo:La brina ricopriva ogni filo d'erba del prato, e il fiato le usciva dalle labbra in nuvolette compatte. Le all stars che indossava erano ormai fradice come pure le calze sotto e oramai iniziava a non sentire più le dita dei piedi. Lentamente si tolse il giubbino, troppo leggero per essere davvero efficace contro quel freddo pungente, e lo posò a terra. Immediatamente un paio d'ali le si dispiegò sulla sua schiena; erano totalmente diafane, tranne che per una leggera linea verdazzurra che correva lungo i bordi, sfumando verso l'interno. Le mosse un paio di volte per sgranchirle, poi si alzò in volo. Il vento gelato le accarezzava il volto mentre saliva, cinque metri, dieci, quindici, venti...finché non iniziò a sentire le goccioline umide delle nuvole sulla faccia; allora prese a muoversi in orizzontale, sempre più velocemente, finché il fiatone non le permise piú di continuare. Allora si lasció cadere, precipitando sempre piú rápidamente fino a fermarsi a pochi centimetri da terra per raddrizzarsi e posarsi leggiadra sul terreno. Raccolse il giubbotto da terra e, raddrizzandosi, fece riaderire le ali alla schiena con una smorfia di dolore quando queste si fusero con la pelle.