Rebecca ricerca la sua completezza nelle occasioni abbordabili della vita, dolorosamente conscia della presenza di un confine, che spetta a lei superare, per riuscire a sentire. Lei ascolta sempre, accudisce le parole e crede in loro, ma nel suo vocabolario la parola 'sentire' ha un solo rilevante significato: vivere.
Mattia detesta questa parola, 'sentire', perché per lui vuol dire ascoltare gli altri, comprenderli e non avere tempo per permettersi di urlare, quando non può evitare che la sua voce sia fievole in un ammasso d'anime euforiche e straziate.
Samuele è al di là dello specchio, crepato da speranze distrutte. Se provasse a picchiettarlo, forse cadrebbero le lastre, ma teme di trovare un muro a sbarrare la via d'uscita. Poi, ci vorrebbe troppo tempo per buttare giù tutti i mattoni, uno, due, mille tentativi.
Stefano si destreggia sensibile e guardingo tra sguardi d'indifferenza e parole intrise di veleno, capace di lasciarsi scivolare tutto addosso e pronto a reagire. Lui sente con poco, grazie ad alcuni e tramite una.
Rose non ha limiti. Non nella grinta, non nel rispetto. È un fuoco fatuo, non puoi dominarlo, né piegarlo alla tua volontà, traccia la strada del destino senza rimpianti. Rovinoso o lieto, non le importa.
Marta deve essere perfetta, non conta quanto perfezione e felicità siano inversamente proporzionali, ma la sua mamma non gliel'ha mai detto, che la determinazione non si addice ad una principessa assoggettata.
ISPIRATO A UNA STORIA VERA
Julia ha imparato presto a non restare mai troppo a lungo nello stesso posto: valigie che si chiudono in fretta, amici lasciati alle spalle, partenze improvvise.
Ma questa volta no. Questa volta vuole fermarsi.
Nella casa della zia, nel paese che custodisce i suoi ricordi, Julia sogna una vita diversa, fatta di cieli limpidi e promesse di normalità.
Finché non incontra lui.
Mirco è il ragazzo che tutti ammirano, ma dietro il suo sorriso si nasconde un segreto che nessuno ha mai saputo guardare... tranne lei.
Il loro primo incontro è uno scontro. Il secondo una sfida. Il terzo, l'inizio di un gioco pericoloso fatto di sguardi e silenzi che bruciano.
Avvicinarsi a Mirco significa rischiare di perdersi.
E Julia sa che innamorarsi di lui potrebbe essere come imparare a cadere... senza sapere se ci sarà qualcuno a prenderla.
Dal capitolo 25:
«Riferisci a Mirco» dico, indicando con il mento il ragazzo che finge di non guardare «che se lui mi porta i fiori quando muoio... io non gli porto nemmeno quelli.»
Lei resta perplessa, poi annuisce, si volta, e va verso di lui.
La vedo posargli una mano sulla spalla, mentre gli riferisce tutto a bassa voce. Lui non distoglie lo sguardo da me. Rimane immobile, con la mandibola serrata e gli occhi che bruciano di un fastidio che non capisco. Ha iniziato lui, davvero pensava che non lo avrei risposto?
Lei ride, ma lui non la guarda nemmeno.
Sono io il suo bersaglio. Come sempre.