Nezukeshi

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WpMetadataNoticeLast published Wed, Jan 5, 2022
«La colpa è delle scelte che facciamo, Nezu. Non possiamo prevedere le conseguenze, possiamo solo andare avanti.» Nezuko e Takeshi, una testona e un sottone, decisamente l'amore più forte che vi sia. Takeshi è cresciuto da solo in una casetta abbandonata vicino una stazione, lavorando per una associazione criminale per una sua abilità: il trasformarsi in fumo. No wonder why sia così ossessionato dal fumare. Nezuko è una ragazzina testarda, arrogante e forte che deve ancora maturare, arrabbiata con tutto e tutti. Cade per Takeshi per il suo stupido modo di fare, tutto qui. Two dorks in love. In sintesi, una raccolta di piccoli capitoli del loro insolito e fortissimo amore, i loro momenti più belli e le loro sceneggiate, perché sono la mia intera esistenza. Sfizioso da leggere come un fumetto o quando non si ha niente da fare <3
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[Katsuki Bakugo x OC] - Lemon/smut & Fluff. Slow burn Enemies to lovers. OOC (passive-aggressive Bakugo). Questa storia racconta ogni cicatrice. Dal capitolo 8: «Mi fissò con un'espressione vagamente torva, una punta di gratitudine mista a confusione, come se stesse guardando un estraneo particolarmente sgradevole che però le aveva appena fatto un favore. E poi realizzai. Non si ricordava di me. Io l'avevo pensata per una settimana, avevo analizzato ogni dettaglio di quell'umiliazione, e lei non sapeva nemmeno chi fossi. Mi aveva rimosso come una macchia sul vetro. L'irritazione mi divampò nel petto, rapida e incontrollata. Prima che potessi filtrare il pensiero, le parole mi uscirono di bocca con una nota di arroganza che non riuscii a trattenere. -«Allora? Sei muta, o hai intenzione di ringraziarmi?» dissi, gesticolando verso lo spazio ormai sgombro accanto al suo banco. Lei inarcò un sopracciglio, scrutandomi come se fossi un insetto fastidioso che aveva appena iniziato a ronzare troppo forte. Non sembrava colpita, né minimamente intimorita. -«Grazie.» rispose, e per un istante pensai di aver vinto. Ma poi aggiunse, con una freddezza che mi spiazzò: «Ma non ricordo di aver chiesto il tuo aiuto.» Non aggiunse altro. Non mi chiese come mi chiamassi, non mi degnò nemmeno di un altro sguardo. Si limitò a raccogliere con calma la borsa, mi scivolò accanto come se fossi parte dell'arredamento e uscì dall'aula. Rimasi lì, immobile davanti al mio banco, con i palmi che iniziavano a scottare. Davvero mi aveva appena snobbato davanti a metà classe? Il nodo allo stomaco tornò a stringersi. Non era odio. Era la sensazione inquietante di aver trovato l'unica persona capace di guardarmi dall'alto verso il basso senza nemmeno alzarsi in piedi.»

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