Lei è il mio trauma

Lei è il mio trauma

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WpMetadataNoticeLast published Tue, Jan 6, 2015
Storia con contenuti delicati. La protagonista è lesbica. "Dimmi Mel, dove ti trovi in questo momento?" "In camera mia, non lo vedi?" "Sei da sola?" "No" sorrisi. "Chi c'è con te?" Sapevo chi c'era. Conoscevo perfettamente quei capelli lunghi e castani, quegli occhi color nocciola e talmente profondi, quelle labbra carnose ma non troppo e quei denti perfettamente bianchi e dritti. In quel momento sembrava tutto così reale, come se, allungando una mano, avessi potuto toccarla, magari abbracciarla. Mi mancavano disperatamente i suoi abbracci. Ma le mie braccia non ne volevano sapere di spostarsi da dove erano. Poggiate sui braccioli della poltrona, le mani strette intorno ad essi. La scena che vedevo però sembrava così vera, nonostante avessi gli occhi chiusi. L'unica cosa che mi permetteva di capire che non stavo vivendo realmente quello che vedevo, che era una cosa già successa, era la voce del mio psichiatra.
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#24
romantica
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"Non era il mio tipo. Era peggio." Quando ho risposto a quell'annuncio per fare da babysitter, non mi aspettavo una villa con un portone in ferro, un citofono muto e silenzi che fanno più rumore delle parole. E di certo non mi aspettavo lui. Di certo non mi aspettavo tutto questo. Damon Sterling non sorride mai. Indossa completi neri e camicie bianche come fossero un'armatura, e parla con voce bassa, lenta, decisa. È il tipo di uomo che ti guarda e ti fa dimenticare come si respira. Ha trent'anni, è uno degli avvocati più temuti in città, ha un corpo che sembra uscito da un incubo erotico e... una figlia piccola, dolcissima. Nessuno sa nulla della madre. Nessuno osa chiedere. Ma la mia storia ha fatto mille domande. Doveva essere un lavoro semplice. Una stanza in più, qualche mese, qualche gioco. Ma poi ho cominciato a sentirlo dall'altra stanza. La voce. I passi. Le telefonate a mezzanotte. I respiri. E una notte... non è rimasto nella sua stanza.

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