Le sinestesie minute

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WpMetadataNoticeLast published Thu, Aug 25, 2022
Tradurre è sempre tradire, fa parte di un destino sigillato nelle intercapedini tra i linguaggi. In questo racconto, l'ossessione per un autore lontano e l'appassionato rigore linguistico di una traduttrice condurranno le protagoniste a una conclusione inaspettata. Ho scritto questo racconto di getto, reduce da una folgorazione (forse tardiva, ma sempre giustificata) per le "Finzioni" di Borges, che questo scritto vuole modestamente omaggiare. Se in esso c'è qualcosa di buono, dev'essere senz'altro l'influenza di Borges; le ridondanze e le cacofonie sono invece opera mia.
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Cloe ha diciotto anni, un diploma di alberghiero fresco di stampa e un quaderno pieno di sogni che però non riesce più a riempire. Questo l'ha resa insicura riguardo a sè e al proprio futuro, che vede nebuloso e incerto, e sorda al richiamo della cucina e dei libri, le sue più grandi passioni . La sua via di fuga è la stazione, dove ogni giorno prende un treno per andare a lavorare, dove si senta a casa e dove vorrebbe trovare il coraggio di scegliere: il treno sicuro che vorrebbero i suoi genitori, o quello incerto che sogna da tutta la vita. Quando incontra Astrid, però, non c'è margine di scelta: Astrid ha venticinque anni, nessuna ambizione, nessuna prospettiva e apparentemente nessun interesse; vive giorno per giorno, lavora quando riesce e dalla vita ha ricevuto solo una voragine che niente è mai stata in grado di riempire. Il suo treno è malconcio e traballante; non è fatto per accogliere persone o garantire un viaggio sicuro, salire è sconsigliabile. Cloe finisce a bordo accidentalmente, e quella che doveva essere una traversata temporanea si trasformerà in un lungo viaggio inatteso e disordinato. Tra scossoni, sassi e scintille lungo i binari, tempeste, pericolose deragliate, riassestamenti, soste lungo il percorso e ripartenze, un'improbabile conoscenza si evolverà in un'indissolubile amicizia che le porterà lontano, tra stazioni inconsuete e passeggeri che cambieranno le loro vite; e impareranno che non conta la destinazione ma il viaggio, e che non sempre il treno giusto è quello che ci si aspetta ma quello che si sceglie

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