Sono diverso, forse

Sono diverso, forse

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Poetry
Molto spesso mi capita di svegliarmi nel cuore della notte in preda all'ansia. A volte invece non riesco ad addormentarmi perché alcuni pensieri diventano inutili problemi. Altre volte invece mi è capitato di svegliarmi la mattina presto, e il primo pensiero era quello di dover programmare ogni singolo istante della giornata che stava per iniziare. Tutto questo per qualche strana ragione. Sono sempre stato un soggetto ansioso ma mai così tanto. Ho quindi iniziato a cercare le cause di quest'ansia proprio nel mio passato, ed è lì che ho trovato la risposta: il mio carattere. Il fatto di non sapermi aprirere con le persone mi porta a trovare il mio migliore amico in me stesso, e sentirmi spesso fuori luogo. Non sempre capisco gli altri e questo mi demoralizza, mi fa chiedere se il problema non sia in me. Tutto ciò si è amplificato negli ultimi mesi e, come spesso mi succede da ormai da tre anni e mezzo, ho sentito il bisogno di scrivere come mi sentivo e come percepivo quelle sensazioni. Ho scoperto che quando non si riesce a vivere nel mondo che ci circonda, ne creiamo uno tutto nostro dentro di noi in cui non ci sono altri abitanti. Sono certo che non capita soltanto a me: conosco bene il silenzio, è il modo con cui studio gli altri e quello che provano. Tornando al discorso, ho notato che tendo ad allontanarmi automaticamente dalle persone. Tutto questo, in momenti di sconforto, mi ha portato a chiedermi se fossi diverso dagli altri, nel senso peggiore del termine. Mi sono sentito un alieno che è arrivato sulla Terra ed ha iniziato a descrivere tutto ciò che vedeva diverso da sé e come percepiva quelle stranezze, tutto questo però, nella sua lingua. Sono semplicemente fragilità. Di solito non ne parlo, anzi, tendo a voler nascondere il fatto di non riuscire a comprendere molte cose che per i più sembrano normali, sia per indole, sia perché trovo che sia noioso parlare soltanto di sé. Ne ho parlato con me stesso, e lui(io) mi ha risposto.
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riflesso
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Due ragazzi, uno diverso dall'altro che si ritrovano a porsi la stessa domanda: l'amore cos'è? Un amore omosessuale non è mai qualcosa di semplice da vivere, c'è la paura di non essere accettati, gli insulti delle persone, di tante persone, c'è la scoperta della propria sessualità, della propria identità e i dubbi. Ho voluto scrivere questa storia perché le persone capiscano che essere gay non è una malattia, si tratta semplicemente di un differente modo di essere e non c'è niente di sbagliato in questo. Spero che con il tempo gli "omofobi"( chiamarli così è anche sbagliato) capiscano quello che hanno fatto e continuano a fare e sparisca quel loro bigotto e chiuso modo di pensare, che lascino spazio a un mondo libero e migliore. Tratti dalla storia: " La felicità non sta negli sguardi pieni di ammirazione, negli applausi, negli sguardi adoranti che ti rivolgono, nelle feste privilegiate a cui ti invitano o nella popolarità; questo lo so bene, so cosa vuol dire nascondersi dietro una maschera perfetta e non poter fare altro che chiedersi: l'amore cos'è? " " Non ricordavo cosa si provasse ad amare e a sentirsi amato, non ricordavo come fosse sentirmi dire da qualcuno che mi voleva bene, che mi amava e non potevo far altro che chiedermi: l'amore cos'è sperando che un giorno anch'io avessi avuto una risposta a questo interrogativo. "

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