Bad name - Cattiva reputazione

Bad name - Cattiva reputazione

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WpMetadataNoticeLast published Fri, Oct 21, 2022
Immagina di essere quella nuova. Bene, e ora immagina un gruppo whatsapp in cui le notizie corrono più veloce della luce. Immagina un ragazzo bello, arrogante e manipolatore, e... infine, immagina una cittadina di provincia dove tutti conoscono tutti e ogni passo è un passo verso il centro esatto dell'Inferno. Ecco, come ne esci? Ma soprattutto: se tutto ciò in cui credi alla fine fosse solo una menzogna, come ti sentiresti? Kathleen Foster non lo sa ancora, ma farà tutto il possibile per preservare la propria sanità mentale in un luogo dove la reputazione è tutto quanto. ______________________ Tratto dal 5° capitolo: «Katherine-» «Kathleen! Mi chiamo Kathleen!» «Kathleen, Katherine... quello che è. [...] Si dà il caso che, ancora una volta, mia cara Kathleen, ti stai preoccupando di ciò che fanno o non fanno gli altri. Li vorresti tutti diversi da come sono. [...] Se qualcuno si dimentica il tuo nome è una sua scelta, è un suo problema! Non sei nata per correggere il mondo! Le scelte altrui vanno accettate e basta!» «Mi stai dicendo che essere stronzo è una tua precisa scelta?»
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Whitney ha solo 19 anni e fin troppe responsabilità per la sua giovane età. Il suo unico scopo nella vita è quello di riuscire a ritagliarsi un posticino fuori dalla sua piccola cittandina amish, in questo nuovo mondo che tanto riesce ad intrigarla. Perciò, quando le viene offerta la possibilità di lavorare in un Coffee Shop, frequentato assiduamente dagli studenti della NYU, la ragazza accetta senza batter ciglio. Non c'è nessuno che la metta in guardia sulle attenzioni indesiderate dei tanti studenti che si addentano in quel localino anche solo per ammirare la sua pelle diafana; così come non c'è nessuno che le sussurri parole di conforto quando qualche ragazzino tracotante si diverte a incuterle timore. Ma Whitney è quel tipo di persona che riesce a trovare un motivo per essere felice anche nelle cose più insignificanti. Tant'è che la sua fonte di sollievo principale consiste nel guardare di sottecchi, ogni giorno, l'unico ragazzo che non ha mai provato a prendersi gioco della sua ingenuità. Quel ragazzo è Justin, uno studente della NYU che si reca sempre in quel locale, per poi rintanarsi in un angolo, ordinare quantità abnormi di caffè e torta al cioccolato e dedicare la sua completa attenzione ai suoi libri. In una sera qualunque, improvvisamente, lo sguardo di Justin si posa finalmente su quella ragazza troppo timida per attirare di proposito la sua attenzione. E, come se fosse la cosa più naturale del mondo, la invita a sedersi accanto a sé. Non le dice niente di sé, se non il nome. Non le parla dei suoi problemi e non le confessa nemmeno di essere stato più volte ad un passo dalla morte per aver bevuto come un dannato. Non ammette di essere pentito per aver giocato a fare il bad-boy, pur di apparire più forte di quello che è realmente. Semplicemente tace e l'ascolta farfugliare cose senza senso, chiedendosi come si possa percepire l'infinità del cielo in un paio d'occhi scuri come l'ebano.

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