Rondini solitarie.

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WpMetadataNoticeLast published Fri, Dec 26, 2025
L'arte unisce esistenze, distrugge ogni realtà. I sogni e gli incubi si amalgamano, prendono vita su immortali e candide tele. Il sangue, la morte e la pelle in stato di decomposizione sono le sfumature principali di opere grazie alle quali la mente di Elia espone le proprie perversioni, la sua visione oscura del mondo. Il dolore impresso nei volti dei peccatori ha un gusto intenso, tanto da inebriare le papille gustative di sapori umani. Una lunga e tormentata esistenza lo marchia sin dall'infanzia, fatta di violenza, abusi, discriminazione per il colore così freddo della sua carne. Solo Diana riesce a comprendere la bellezza nella macabra arte di Elia. Una ragazza universitaria nell'eterna ricerca del suo posto nell'intricato labirinto della solitudine e della dipendenza. È la sua musa nelle gelide notti invernali, la bozza iniziale di qualcosa che va oltre la comprensione umana. Entrambi sono uno l'opposto dell'altra, complicati, ma i loro colori, il rosso e il bianco, si mischieranno fino a formare vortici liquidi di tormento e distruzione. Tramonti simili al giorno della fine del mondo. «Il sangue dona vita e il ghiaccio coagula».
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Un romanzo intenso e viscerale sulle relazioni tossiche, la malattia e tutto ciò che resta quando le parole finiscono. Tiro un pugno alla parete, la mia mano sanguina, però tutto ciò che riesco a pensare è che preferisco ferire me che lei, anche solo con le parole. Sento il suo sguardo preoccupato su di me prima delle sue parole. «Dev...» Non mi volto perché so che vedendo la rabbia nei miei occhi si spaventerebbe e farebbe un passo indietro e non sopporterei vederla allontanarsi ancora di più da me. «Tranquilla,» mormoro appoggiando la fronte al muro. «Pensa positivamente.» Vorrei evitarla, ma l'ironia mi sfugge dalle labbra. «Ho una mano dolorante quindi non potrò dare al tuo fidanzatino tutte le botte che si merita.». Scivola giù dal letto silenziosamente, avvicinandosi a me. «Dev...» sussurra. Non mi tocca e lo apprezzo, sa che ogni volta che la sua pelle viene a contatto con la mia non riesco a far altro che pensare a lei. «Smettila.» Non mi implora, non si mette a piagnuccolare o a fare l'isterica, anche se avrebbe tutte le ragioni di questo mondo. Continuo a fissare il muro, ma mi basta abbassare le palpebre per immaginare il suo viso impassibile, come sempre, con i suoi grandi occhi marroni che sprigionano tutta la sincerità di quella parola. «Ti prego.» Non aveva mai pregato nessuno, tanto meno un ragazzo. «Non affrontarlo Dev, per favore.» «Lo sai che non lo farei comunque,» ribatto con amarezza. Mi lascio scivolare, schiena contro il muro, fino al pavimento. «Vorrei farlo, e tanto, vorrei colpirlo fino a farlo diventare irriconoscibile però so il prezzo che dovrei pagare. E non posso sopportarlo.» Si siede davanti a me, poggiando le punte delle sue paperine bianche sulle mie scarpe. Sento il suo calore. «Grazie,» bisbiglia con un sorriso afflitto. «So di essere io il prezzo da pagare.» Scuoto la testa piano, la voce appena un sussurro. «Tu non sei il prezzo, Ise. Sei tutto il cazzo di bottino.»

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