Paparazzi. [JIKOOK]
Park Jimin non perde mai il controllo.
È una regola che ha costruito nel corso degli anni, mattone su mattone, sorriso su sorriso, insieme alla carriera, alla fama, alla vita perfettamente orchestrata che il mondo vede e ammira. Sa sempre cosa dire, come muoversi, quando cedere e quando resistere. È il gioco che conosce meglio, e lo ha sempre vinto.
Fino a quando Jeon Jungkook non appare nella sua vita con un obiettivo puntato addosso e una serie di scatti che nessuno avrebbe mai dovuto vedere.
Il ricatto è semplice: Jimin lo assume come fotografo personale, oppure quelle immagini finiscono nelle mani sbagliate. Non c'è spazio per la negoziazione, non c'è via d'uscita-e Jimin, per la prima volta nella sua vita, si ritrova esattamente dove non ha mai voluto essere.
Alla mercé di qualcun altro.
Quello che segue non assomiglia a niente di quello che Jimin aveva previsto.
Perché Jungkook è arrogante, possessivo, pericolosamente difficile da leggere-e ogni volta che Jimin pensa di averlo capito, di averlo inquadrato, di aver trovato il modo per riprendere il controllo della situazione, Jungkook fa qualcosa che rimescola tutte le carte.
E Jimin-che non perde mai, che non cede mai, che ha imparato a trasformare ogni debolezza in arma-si ritrova a combattere una guerra su un campo che non conosce.
Il problema non è Jungkook.
Il problema è quello che Jimin sente quando Jungkook lo guarda.
Una storia di potere e desiderio, di segreti che pesano più delle bugie, di due persone che si scelgono nel modo sbagliato e nel momento peggiore. Finché Jimin si ritrova intrappolato non dalle fotografie, ma dall'uomo che le ha scattate.